Art.18 e legge elettorale

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L’ARTICOLO 18
Dicono che l’Art.18 favorisce la disoccupazione. È un errore enorme, poiché la sua abolizione o svilimento ne produrrebbe ancora di più.
In Germania, che ha la maggiore ripresa dell’Unione Europea, è assai difficile licenziare un lavoratore assunto a tempo indeterminato.
In Svizzera, che ha la disoccupazione più bassa del mondo, nel caso di crisi economica, congiunturale o temporanea, nei settori colpiti non sono licenziati i lavoratori, bensì nel corso dell’anno tutti devono lavorare nove oppure dieci mesi invece di dodici, affinché nessuno resti senza lavoro.
La regola fondamentale per risolvere la crisi, in Italia o in qualunque Stato del mondo, è che i cittadini abbiano più entrate e più occupazione: solo in tal modo essi possono comprare di più ed - essendo tantissimi - le aziende possono vendere di più, quindi produrre di più e di conseguenza assumere di più: s’instaura in tal modo un circuito virtuoso. Se invece i cittadini sono tassati maggiormente o sono ridotte le loro entrate si aggrava la crisi e può accadere il peggio.
Per cui (analogamente a quanto fece Roosevelt nel 1933 per la crisi USA) è necessario dare più diritti democratici ai cittadini, migliori trattamenti e diritti sindacali ai lavoratori, sostenere le piccole-medie imprese e i prezzi agricoli, tassare di più le classi agiate anche con patrimoniale, controllare il sistema bancario/finanziario, far restituire il maltolto (vedi Islanda), eliminare privilegi e costi pubblici inutili, ridurre o cancellare le spese di guerra, fare nuove opere di tecnologia d’avanguardia e grandi opere sociali, assegnandole a tutte le imprese valide, favorire grandemente la ricerca tecno-scientifica. Bisogna conquistare la democrazia diretta nelle imprese e per tutto il popolo.
LA LEGGE ELETTORALE
“Democrazia” etimologicamente significa “potere del popolo”, pertanto nelle valutazioni socio politiche va sempre tenuto presente il principio che se vogliamo più democrazia, deve aversi più potere del popolo. Nelle nazioni dove c’è più democrazia c’è più benessere e dove c’è meno democrazia c’è meno benessere.
In un sistema elettorale, il proporzionale e, quando si dà il caso, il ballottaggio sono gli strumenti che, nelle votazioni per l’elezione dei membri del Parlamento e degli organi istituzionali, più si avvicinano alla volontà dei cittadini.
Altri sistemi, come il maggioritario, il premio di maggioranza relativa, gli sbarramenti elettorali, il presidenzialismo con molti poteri, il voto a maggioranza qualificata, il quorum, il centralismo, ecc., sono tutte alterazioni o distorsioni della volontà diretta dei cittadini e, di conseguenza, un indebolimento della Sovranità del Popolo.
Oltre a ciò, uno dei cardini della democrazia è la separazione fra potere legislativo, esecutivo e giudiziario. In Italia occorre la separazione netta, come negli Stati Uniti, fra il potere esecutivo e quello legislativo. Gli esecutivi vanno eletti e non designati e non debbono necessariamente essere esponenti di una maggioranza. L’Italia sarebbe molto favorita dal fatto che gli esecutivi non hanno niente a che vedere coi legislativi. In una democrazia sana, solo alcuni partiti esprimono l’esecutivo, ma il Parlamento deve esprimere tutti i partiti votati dal popolo.
DEMOCRAZIA DIRETTA DEI CITTADINI
Albert Einstein affermava che i problemi non possono essere risolti con la stessa struttura che li ha prodotti.
Occorre in primo luogo portare avanti con vigore e grande pubblicità la battaglia per la conquista di due diritti popolari vincolanti che sono l’iniziativa popolare e il referendum deliberativo, senza ostacoli burocratici (come in Svizzera), perché con essi il popolo può sempre esprimere e rendere immediatamente esecutiva la sua volontà. Con questi due diritti l’Italia avrebbe la “marcia in più”, per il fatto che tutto funzionerebbe meglio, giacché obbligano i governanti a servire il bene comune, e non rallentano nulla, poiché i politici sanno di non poter uscire dai binari o fare errori, avendo il popolo potere di veto e di delibera. Permettono che tutte le persone vivano insieme in armonia e con uguali possibilità.
Questi due diritti fondamentali in ogni vera democrazia sarebbero la "marcia in più", oltre che per l’Italia, anche per il partito che si fosse battuto per la loro realizzazione. È noto del partito dei “Verdi” tedesco, che negli ultimi anni ha portato avanti tale discorso in Germania, fino a ottenere l’istituzione della democrazia diretta in tutti i Länder e in tutti i Comuni (ora la Germania ha la migliore ripresa della UE) e ha conquistato poi il secondo posto nelle votazioni politiche tedesche, avendo superato la SPD e, nel Länd di Brema, anche la CDU. La stessa cosa può lanciare l’IDV e/o la SEL, che avrebbero una ricompensa molto alta dai cittadini italiani per la conquista vincolante della loro compartecipazione (gli altri partiti sembrano non gradire molto i referendum che esprimono la sovranità del popolo), specie ora che pare vogliano approvare una nuova legge elettorale con un grosso sbarramento. È necessaria la Democrazia Diretta dei Cittadini.
Dichiaravano i decemviri, magistrati dell’antica Roma repubblicana, 2500 anni fa, ripeto, 2500 anni fa: “Romani! (oggi possiamo dire) Cittadine e Cittadini! Nulla di quello che viene proposto può diventare legge senza il vostro consenso, siate voi stessi gli autori delle leggi che devono fare il vostro benessere!”.
È questo che ha fatto grande Roma. Ora dobbiamo fare grandi l’Italia e l’Europa.

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