CENNI STORICI SULLO SVILUPPO DELLA DEMOCRAZIA - Dalla rivoluzione russa a oggi

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CENNI STORICI SULLO SVILUPPO DELLA DEMOCRAZIA - Dalla rivoluzione russa a oggi
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Il russo NICOLAJ LENIN (1870 - 1924), laureatosi in giurisprudenza, esercita la professione di avvocato a favore delle persone povere. Egli ritiene che l’imperialismo sia la fase suprema del capitalismo e considera il “capitale” di Marx l’opera fondamentale per la rivoluzione socialista.

Nel 1902 traccia le linee della sua strategia, proponendo la formazione di un partito centralizzatore, guidato esclusivamente da rivoluzionari professionisti, rigidamente organizzato e disciplinato, in modo da essere in grado di abbattere il potere dello zar e superare nel contempo la condizione di dipendenza dalla borghesia liberale. Solamente così il partito, “alleato” del popolo, può portare alla vittoria definitiva il proletariato.

Queste tesi generano duri contrasti all’interno del partito socialdemocratico russo, fino a provocare la spaccatura completa tra il gruppo del “bolscevismo” (= maggioranza), marxista leninista, e quello del “menscevismo” (= minoranza), socialista riformista.

Lenin condanna la prima guerra mondiale, considerandola frutto dello scontro fra gli interessi economico politici insiti nel capitalismo e intuendo che i proletari combattono gli uni contro gli altri a tutto vantaggio del potere borghese. Egli vuole che i socialisti convertano il conflitto imperialista in guerra di rivoluzione, al fine di distruggere il sistema capitalistico e dare luogo a una vera pace durevole.

Il 1917 vede lo scoppio della rivoluzione russa guidata soprattutto dai riformisti socialdemocratici, che depongono lo zar e instaurano un governo provvisorio presieduto da Aleksandr Kerenskij, il quale proclama la repubblica, sostiene la continuazione della guerra contro gli imperi centrali e cerca di dar vita a un parlamento parzialmente democratico.

A questo punto Lenin torna dall’estero, dove dieci anni prima é costretto a rifugiarsi, e con la sua ostinazione riesce a convincere il comitato centrale del partito bolscevico all’insurrezione armata contro il governo socialdemocratico della capitale.

Il colpo di Stato riesce, Kerenskij deve fuggire in esilio negli USA e Lenin ottiene la presidenza del consiglio. I primi provvedimenti concernono la confisca delle terre della nobiltà e dello zar e l’apertura delle trattative di pace con le potenze belligeranti. Le terre, le aziende industriali e commerciali sono nazionalizzate, i diritti di eguaglianza e di autodeterminazione sono garantiti a tutti i gruppi etnici del territorio russo, solamente il proletariato ha diritto al voto, donne comprese, ed è proclamata la separazione tra Stato e chiesa.

Lenin trasforma il bolscevismo in partito comunista e fonda la III internazionale (Comintern) per la realizzazione di un movimento rivoluzionario mondiale. In economia, dopo l’introduzione nelle campagne delle requisizioni costrittive - per alimentare l’armata rossa - e del baratto, che portano il paese alla paralisi degli scambi e alla fame, il presidente vara un programma (NEP) che prevede forme di libero mercato in agricoltura e nell’artigianato, permettendo qualche spazio alla piccola produzione industriale e al commercio al dettaglio dei privati.

Nonostante i risultati alquanto soddisfacenti della “NEP”, Iosif Stalin, succeduto a Lenin, adotta un modello economico basato esclusivamente sull’industrializzazione accelerata, soprattutto nel campo militare, e sulla collettivizzazione forzata delle terre.
L’Unione Sovietica viene totalmente sottomessa al potere del dirigismo centralizzatore voluto dal partito unico. Anche con la violenza i contadini sono costretti a entrare nei “kolchoz” e il conseguente tracollo della produzione agricola provoca nel periodo 1932-33 una grave carestia con quattro milioni di morti.

L’egemonia del partito sulla vita pubblica e sul consiglio rappresentativo dei lavoratori (soviet), assieme alla soppressione del mercato, portano dapprima a un eccezionale sviluppo della produzione industriale - pur con notevoli squilibri qualitativi o quantitativi - ed a superare certi scompensi dell’economia di mercato, come le forti oscillazioni dell’andamento economico, la diseguale distribuzione dei redditi, la disoccupazione massiccia. Vengono però a mancare il sistema democratico e l’impegno diretto del popolo.

A partire dal secondo dopoguerra sono operati importanti cambiamenti nel campo sociale con l’assistenza sanitaria pubblica per tutti e con l’istruzione gratuita, in varie forme, per coloro che si attengono alla linea del partito comunista; l’analfabetismo è ridotto al minimo.
Molta importanza è data all’energia atomica e alle esplorazioni dello spazio extraterrestre, ottenendo grossi risultati. L’industria, costituita da un gigantesco apparato gestito dagli uffici di pianificazione dello Stato, entra sempre più in crisi, morto Stalin, per le non sufficienti capacità creative, tecniche e imprenditoriali dei dirigenti statali, mentre è bloccata, ordinariamente, ogni iniziativa che non provenga dalla burocrazia. I membri della “nomenklatura” temono che eventuali riforme scalfiscano i loro privilegi.

Nelle nazioni più industrializzate dell’Occidente, frattanto, il sindacato si estende anche ai lavoratori non specializzati, arrivando via via a ogni categoria; esso allarga i suoi compiti giocando ruoli importanti nella previdenza sociale, nella formazione professionale e poi nell’aumento del tenore di vita dei lavoratori. Durante i periodi di recessione chiede programmi per l’occupazione e per il mantenimento del reddito.

Promossa dal presidente USA THOMAS W. WILSON, inizia a Ginevra nel 1920 l’attività della “SOCIETÀ DELLE NAZIONI”, con lo scopo precipuo di preservare la pace nel mondo.
È composta però solo degli Stati vincitori della grande guerra, eccetto gli stessi USA, e di pochi altri. Ottiene qualche successo nella lotta agli stupefacenti, nella difesa dei rifugiati e nel campo sanitario; nel 1926 delibera la messa fuorilegge definitiva della schiavitù. I molti tentativi falliti d’evitare le guerre fanno tuttavia sciogliere la “società”, che nel 1946 viene sostituita dall’ONU.

Il pensatore e uomo politico indiano MAHATMA GANDHI (1869 - 1948) attua, dapprima in Sudafrica e poi in India, un metodo di lotta sociale e politica basato sul rifiuto di ogni forma di violenza.
Alle leggi ingiuste e al modo di fare oppressivo o disumano del potere, egli risponde con la LOTTA NONVIOLENTA di massa, ossia con la disobbedienza civile, la resistenza passiva, la non collaborazione, tutti fattori di provocazione per i “superiori”, i quali reagiscono in genere con comportamenti violenti, mettendo così in evidenza la loro inciviltà e brutalità.

Molto efficaci si rivelano le operazioni di boicottaggio delle merci britanniche, il favorire la lavorazione dei tessuti secondo i metodi tradizionali dell’artigianato indiano e la grandiosa manifestazione popolare del 1930 per non pagare l’imposta coloniale sul sale. Più volte incarcerato e liberato, Gandhi partecipa ai negoziati con la Gran Bretagna che portano all’indipendenza dell’India nel 1947.

Egli inoltre lotta infaticabilmente per eliminare la distinzione in caste e per il riconoscimento dei paria, gli intoccabili fuori casta (i non nati da dio, il 24% della popolazione attuale), decidendo di vivere come loro e dando luogo a parecchi digiuni al fine di sensibilizzare l’opinione pubblica indiana.

Le caste dei ricchi locali, avendo compreso le capacità di Gandhi di unire il popolo contro il colonialismo, lo appoggiano pienamente. Appena è ottenuta l’indipendenza però alcuni di loro lo fanno assassinare, per stare col potere senza l’interferenza di chi vuole la vera giustizia: dapprima provano con una bomba, ma Gandhi si salva, e pochi giorni dopo vi riescono con un fanatico indù.

ALBERT SCHWEITZER (1875 - 1965), medico tedesco, costruisce nella giungla africana ospedali e lebbrosari, dove i familiari possono collaborare alla cura dei malati e vivere accanto a loro. In tal modo sono salvate numerose vite umane. La sua massima è “il rispetto della vita”, qualunque essa sia: umana, animale o vegetale. Durante la guerra fredda protesta contro la corsa agli armamenti e le armi atomiche. Riceve il Nobel per la pace.

EDNA GLADNEY (1886 - 1961), del Texas, accoglie nella sua casa orfani anche “illegittimi” e si batte con ardore contro gli ingiusti pregiudizi verso di essi sino a ottenere che lo Stato deliberi una certa parità di diritti tra bambini legittimi, illegittimi e adottati.

L’italiano GIUSEPPE DI VITTORIO (1892 - 1957), sindacalista molto stimato, dichiara di operare sempre cercando il bene del popolo: “se qualche volta il popolo non è d’accordo con le soluzioni da me proposte, mi accorgo col tempo che quelle volute dal popolo sono sempre più razionali e valide delle mie”.

In SVEZIA e dopo negli altri Stati scandinavi, verso la metà degli anni Trenta, la socialdemocrazia instaura, appoggiata da una forte organizzazione sindacale, un efficiente ed esteso sistema di WELFARE STATE (stato del benessere), considerato la “terza via” tra capitalismo e comunismo.

Lo Stato assicura ad ognuno i beni necessari come la salute, l’istruzione, la casa e garantisce un reddito minimo tramite sussidi di disoccupazione e contributi integrativi.
La caratteristica più importante è la fornitura gratuita o semigratuita dei servizi sociali a tutti i cittadini e per tale motivo sono tassati altamente i redditi: tanto più questi sono elevati quanto maggiori sono le aliquote, che possono arrivare fino al valore del 99% per i più ricchi.

Il welfare state si differenzia sia dai sistemi socialisti, che richiedono una rivoluzione preliminare della società o delle forme di governo, sia dallo Stato liberale, che si limita a una mera assistenza ai più bisognosi.

Passiamo negli Stati Uniti: dopo qualche anno dalla grande crisi economica del 1929, dovuta al capitalismo selvaggio, si ha col presidente ROOSEVELT un nuovo corso nella politica americana, con un grandioso programma di lavori pubblici per favorire l’occupazione, interventi a sostegno dei prezzi agricoli, leggi a favore dell’assistenza sociale e dell’attività sindacale, aumento della progressività delle imposte.

Il governo federale diventa parte attiva nel controllo stretto del sistema bancario e finanziario, nella pianificazione e nell’iniziativa imprenditoriale.
Come rimedio contro la disoccupazione è diminuita a 40 ore la settimana lavorativa ed è stabilito un SALARIO MINIMO GARANTITO, per cui le paghe e le pensioni minime sono quasi raddoppiate.

Allo scoppio del secondo conflitto mondiale, il contadino austriaco FRANZ JÄGERSTÄTTER (1907 - 1943), un cattolico padre di tre bambine, rifiuta di prestare il servizio militare nell’esercito nazista, perché considera l’uccidere, sia pure in guerra, altamente contrario all’Amore cristiano e all’insegnamento di Gesù.

La sua OBIEZIONE DI COSCIENZA, che i nazisti ovviamente tengono sotto silenzio, è condannata dal parroco e dal vescovo della sua regione, che cercano inutilmente di farlo recedere dalla decisione presa.
Risultate vane tutte le pressioni psicologiche o le torture fisiche per convincerlo ad arruolarsi, Hitler lo fa decapitare nel 1943.

Negli anni Sessanta un dirigente del “Pentagono”, colpito dalla storia di Franz Jägerstätter, adopera tutte le proprie energie per far cessare la guerra degli USA in Vietnam.

…….NOTA:------------------------------------------------------------------------------------
……..Nel periodo bellico, sempre dal potere nazionalsocialista, circa 300 obiettori di varie confessioni religiose subiscono sorte analoga, tra i quali il noto teologo luterano Dietrich Bonhoeffer, impiccato per volere del Führer.

Ricordiamo anche gli studenti universitari tedeschi della “rosa bianca”, un’organizzazione nonviolenta che vuole opporsi al nazismo con la bontà delle idee democratiche: arrestati dalla gestapo sono decapitati nel 1943.
Risulta inoltre che 15.000 giovani tedeschi sono giustiziati per diserzione.

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TERESA DI CALCUTTA (1910 - 1997), suora cattolica macedone, si dedica, con l’ordine da lei fondato nel 1948, all’assistenza amorosa degli indigenti senza tetto e DEI PIÙ EMARGINATI, soprattutto ammalati o moribondi, che raccoglie abbandonati lungo le strade dell’India. S’impegna contro ogni guerra (non esiste per lei la “guerra giusta”), contro l’aborto e la pena di morte. Interviene varie volte nei conflitti violenti fra mussulmani e induisti, riportando la calma tra i gruppi ostili. Le è conferito il Nobel per la pace.

In Svezia viene approvata una legge alternativa all’aborto: la donna che aspetta un figlio, ma che per qualunque motivo non gradisce averlo, se vuole, al momento del parto non vede neppure il neonato, non sa se è maschio o femmina, e il bambino è immediatamente consegnato a una coppia preselezionata lì in attesa. Questi due giuridicamente diventano i genitori a tutti gli effetti.

In tal modo non viene effettuata l’eliminazione cruenta del feto, in genere considerato socialmente un nulla, e anche il bambino può godere della sua vita. Vari Stati, tra cui l’Italia, adottano in seguito leggi analoghe.

CHIARA LUBICH (1920 - 2008), laica cattolica italiana, riscopre e comprende la vita concreta nei RAPPORTI INTERPERSONALI, contraddistinta dall’amore scambievole portato da Gesù di Nazareth e dall’amore verso il prossimo e gli ultimi.
“Qualunque cosa fate al meno considerato, all’ultimo, lo fate a me” dice Gesù. Così noi dobbiamo vedere con occhi nuovi Lui in ogni povero, ogni emarginato, ogni bisognoso e in ogni prossimo.

Occorre vedere sempre il positivo nell’altro, chiunque esso sia - bello o brutto, simpatico o antipatico, istruito o non istruito, bianco o nero, credente o non credente - amare per primi, fare il vuoto dentro di sé per ascoltare e comprendere l’altro, essere pronti a dare la vita per l’altro e pertanto, di conseguenza, saper perdere la propria abitudine, il proprio tempo, la propria idea, il proprio programma per farsi uno con l’altro; e se l’altro comprende l’amore, lo vive anche lui e si genera la presenza tra di essi dell’amore reciproco fraterno, che, fra l’altro, porta la gioia nel cuore.

Così facendo aumentano sempre più coloro che realizzano l’amore scambievole; la moltitudine di chi lo vive è un cuor solo e un’anima sola e può costruire un mondo più giusto e unito.
Chiara consegue ampie adesioni nei cinque continenti, anche di membri di altre religioni, di tantissimi laici, di non credenti, e anche di personalità del campo socio-politico.

MARTIN LUTHER KING (1929 - 1968), pastore battista statunitense, promuove un ampio movimento nonviolento per la difesa della gente di colore. Nel 1955 una donna nera di 42 anni, Rosa Parks, viene arrestata perché non cede il posto sull’autobus ad un giovane bianco. Tutta la comunità battista nera, guidata dal suo pastore, boicotta per 382 giorni gli autobus, con ingente perdita economica per l’azienda, finché la corte suprema non dichiara illegale la segregazione sui mezzi di trasporto.

Seguono molte altre azioni per ottenere l’ABOLIZIONE DELLA SEGREGAZIONE RAZZIALE nelle scuole, nei parchi e nei locali pubblici. Nel 1963 King parla alla più vasta manifestazione di massa mai avutasi negli USA per chiedere i diritti civili; l’anno successivo la Svezia gli assegna il premio Nobel per la pace.

Egli vede la guerra come nemica del povero e vi si oppone con fermezza: durante il conflitto vietnamita lancia una nuova sfida contro di essa e contro la povertà, sviluppando una campagna per la disobbedienza civile di massa e l’obiezione di coscienza. Dopo il suo appoggio a un grande sciopero degli spazzini neri, viene assassinato mentre sta organizzando un’imponente marcia dei poveri su Washington alla “casa bianca”.

Anno 1948: l’ONU adotta la “DICHIARAZIONE UNIVERSALE DEI DIRITTI UMANI”.
I primi due articoli proclamano: “tutti gli esseri umani nascono liberi e uguali in dignità e diritti … e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza” e “ad ogni individuo spettano tutti i diritti e tutte le libertà enunciati nella presente dichiarazione, senza distinzione alcuna per ragioni di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o d'altro genere, di origine nazionale o sociale, di ricchezza, di nascita o di altra condizione”.

Tra i diritti menzionati vi sono quelli alla vita, alla libertà e alla sicurezza della persona. È proibita qualsiasi forma di schiavitù o di tortura. Tutti hanno diritto al riconoscimento della personalità giuridica, a un'uguale tutela da parte della legge, alla salvaguardia da arresti arbitrari, a un equo processo, alla presunzione d’innocenza, alla libertà da interferenza nelle comunicazioni, alla libertà di movimento, all’asilo politico, a una cittadinanza, a un libero matrimonio, alla libertà di pensiero, di religione, di opinione, di coscienza, di riunione e di associazione pacifica, alla partecipazione al governo del proprio paese, alla sicurezza sociale, al lavoro, alla difesa sindacale, a un tenore di vita decente, all’istruzione, alla vita culturale e artistica.

La volontà popolare è il fondamento dell’esercizio del governo, le votazioni devono essere libere per tutti e il voto segreto.

Gli Stati membri dell’ONU s’impegnano a perseguire il rispetto delle libertà e dei diritti umani proclamati dalla “Dichiarazione”. Tuttavia questa non è vincolante per gli Stati stessi e non sono creati strumenti per renderne obbligatoria l’attuazione.

L’ONU nel 1955 approva due trattati, uno sui diritti nel campo civile e politico e uno in quello economico, i quali però entrano in vigore dopo 21 anni, data la forte resistenza incontrata.

Nel 1956 è ratificata a Ginevra una convenzione che mette al bando anche le forme mascherate della schiavitù, come la servitù della gleba e i soprusi derivanti dall’adozione di fanciulli.

In breve poi abbiamo nel 1959: dichiarazione dei diritti del bambino (vari Stati emanano in seguito leggi che, tra l’altro, puniscono i genitori che picchiano i figli).
1969: convenzione contro il razzismo.
1973: convenzione contro l’apartheid.
1979: convenzione contro la discriminazione nei riguardi della donna.
1984: convenzione contro la tortura.
1989: convenzione sui diritti dell’infanzia.

In Cina il comunista MAO ZEDONG (1893 - 1976), dopo una lunga guerra civile vinta con l’appoggio delle masse contadine - convinte dalle sue riforme agrarie - è proclamato nel 1949 presidente del “consiglio del governo centrale del popolo” della neo repubblica popolare cinese.

Eliminati i grandi proprietari terrieri, abolite costrizioni o consuetudini ataviche, rivalutata la donna, il suo sistema ben presto si distingue da quello sovietico, perché dà la preferenza allo sviluppo dell’agricoltura piuttosto che alla creazione dell’industria pesante. Egli vuole raggiungere l’autosufficienza, ma puntando più sull’aumento dell’intensità lavorativa dei membri delle comunità locali che sul progresso tecnologico.

Fallito pertanto “il grande balzo in avanti”, si forma un’opposizione favorevole a porre in primo piano lo sviluppo economico.
Mao scatena contro questi “revisionisti” la cosiddetta “rivoluzione culturale” durata alcuni anni, la quale riduce il paese ad uno stato d'anarchia e di paralisi produttiva.
Si afferma allora, per quanto si riferisce al campo economico del libero mercato, la linea pragmatista e di avvicinamento all’Occidente di Chou En-lai e Deng Xiaoping.

Dopo il 1950 la Germania fa la prima esperienza, fra i paesi a economia di mercato, della partecipazione di lavoratori, più precisamente di organi da questi eletti, alle decisioni sulla produzione, sul personale e sui servizi dell’impresa ove prestano la loro attività: è la COGESTIONE.
I dipendenti diventano anche i proprietari di una parte delle azioni societarie. I risultati, dapprima altalenanti, diventano in seguito apprezzabili.

In Iugoslavia, Tito, dissidente da Mosca, lancia l’autogestione delle imprese statali da parte dei lavoratori interni, mediante organi rappresentativi, ma la produttività di queste lascia a desiderare.

Dagli anni Sessanta i pontefici cattolici emanano alcune ENCICLICHE SOCIALI, che hanno risonanza in buona parte del mondo. In esse vi è dibattuto il tema degli squilibri da colmare fra paesi sviluppati e paesi del terzo mondo, fra nord e sud, fra agricoltura e industria, ponendo l’accento sulle ingiustizie esistenti nella ripartizione della ricchezza.

Si parla di giusto salario e di relazioni sindacali, si richiede la liberazione della donna, viene approfondito il tema della pace, che è fondata sulla giustizia sociale, la libertà, la verità, la carità.
È deplorata qualunque guerra, per costruire la giustizia e la pace è promossa una collaborazione fra cattolici e non. Si dichiara che occorre distinguere fra errore ed errante.

Nella seconda metà del secolo XX sorgono varie organizzazioni per la difesa di particolari diritti oppure dell’ambiente; qui ne ricordiamo alcune.

Indipendente da qualunque gruppo politico o religioso, AMNESTY INTERNATIONAL è fondata in Gran Bretagna dall’avvocato Peter Benenson nel 1961.
Si oppone a ogni violazione della dignità umana, soprattutto alla tortura e alla pena di morte e domanda processi giusti e brevi per i carcerati, mentre richiede la liberazione per i prigionieri politici o di opinione; promuove appelli e petizioni popolari al potere politico o militare di tutto il mondo. Le viene conferito il premio Nobel 1977 per la pace.

Ancora nel 1961 è costituita in Svizzera la WORD WILDLIFE FUND (WWF), associazione per la difesa delle specie animali, soprattutto di quelle in pericolo d'estinzione, e dei loro spazi naturali.

Nel 1971 nasce in Canada l’associazione internazionale pacifista GREENPEACE che si batte tenacemente per la difesa dell’ambiente ecologico. L’anno seguente si tiene a Stoccolma la prima conferenza mondiale di ecologia.

Un gruppo di medici francesi fonda nel 1971 l’organizzazione umanitaria MÉDECINS SANS FRONTIÈRES (MSF), che opera nei paesi in situazione precaria ove si verificano catastrofi naturali o violenze del potere, reputando fondamentale il diritto delle vittime ad avere un’assistenza medica professionale e immediata.
Indipendente dai potenti, denuncia gli abusi e le violazioni perpetrati da questi. Ottiene nel 1999 il Nobel per la pace.

In Italia nel 1994 è creata dal medico-chirurgo Gino Strada EMERGENCY, un organismo che cura, soprattutto nei paesi poveri, i mutilati dalle mine e le vittime civili di ogni guerra.

Nella Penisola ha un parziale riconoscimento il TRIBUNALE DEL MALATO, costituito per il controllo del trattamento riservato ai degenti in ospedali o case di cura pubblici o privati.

Tutte queste organizzazioni insieme ad altri movimenti contemporanei di vario tipo sono prodromi della volontà di arrivare a una DEMOCRAZIA DI PARTECIPAZIONE.

HERBERT MARCUSE (1898 - 1979), filosofo tedesco trasferitosi negli USA ai tempi del nazismo, non ritiene valida la teoria freudiana sulla necessità della repressione nello sviluppo della civiltà.

Sale alla notorietà nel 1964 con il suo libro “l’uomo ad una dimensione”, in cui elabora il concetto di “tolleranza repressiva”, che rende manifesto il carattere dispotico e alienante del potere negli Stati a industrializzazione avanzata, sotto l’apparenza della libertà e tolleranza.
Egli è considerato punto di riferimento da tutti i movimenti studenteschi del globo.

MAHMUD MUHAMMAD TAHA (1908 - 1985), mussulmano del Sudan, all’età di 30 anni è imprigionato dai britannici per la sua opposizione alla colonizzazione.
Nel 1956 dà inizio al movimento dei “fratelli repubblicani”, composto di uomini e donne, che s’ispira alle verità della fede e della morale predicate dal profeta nel suo viaggio alla Mecca, cui si deve tornare abolendo il razzismo, la schiavitù, il monopolio capitalista, la disparità fra donna e uomo.

Il Sudan elabora una costituzione che accoglie dei diritti umani, ma il potere diventa sempre più fondamentalista fino ad adottare un codice penale ispirato rigorosamente alla legge della “shari’a”, cui Taha si oppone fermamente.
È pertanto imprigionato dal regime, che lo condanna alla pena capitale nel 1985.

HÉLDER CÁMARA (1909 - 1999), noto arcivescovo di Recife, opera per attuare una riforma sociale che dia dignità ai tanti sfruttati e miserabili del Brasile.
Egli osserva: “quando aiuto i poveri mi dicono che sono un santo, quando risalgo alle cause di tanta miseria mi accusano di essere comunista”.

Sempre in Brasile PEDRO CASALDÁLIGA, vescovo anch’egli, denuncia la tragica situazione del Mato Grosso, riportando gli innumerevoli casi di indios e contadini ingannati, minacciati, uccisi o feriti, assediati nella foresta, in piena violazione della legge, senza diritti o alternative (mentre sono tagliati tutti gli alberi di enormi estensioni della foresta amazzonica, considerata il polmone del pianeta - ndr).
“La libertà è comunitaria” egli afferma “e non vi è libertà senza uguaglianza”.

In Bangladesh nasce nel 1940 l’economista mussulmano (Nobel per la pace) MUHAMMAD YUNUS, che dà inizio nel 1976 alla prima BANCA ETICA del mondo, la “grameen bank”, per concedere prestiti ai più poveri, senza garanzie e senza contratto, affinché questi possano creare lavoro.
Egli cioè rifiuta gli schemi mentali su cui si basano i banchieri e la finanza, intuendo che l’estrema povertà non è dovuta alla carenza di operosità o di capacità, ma alla mancanza sia di denaro da investire sia della possibilità di risparmio.

I prestiti, mediamente sui 300 dollari, sono effettuati sulla fiducia per l’acquisto di una macchina tessitrice, di una bufala da latte, di un camion, di un mulino, di un aratro, per trovare acqua attraverso un pozzo, per allevare polli, per dare vita a piccole attività remunerative, mediante le quali sei milioni di beneficiari, oltre il 90% sono donne, possono nel corso del tempo restituire ratealmente i soldi con un dato interesse (qualche volta nullo).

Sono gli stessi dipendenti della banca, oggi in numero di 16.000, che vanno in tutti i villaggi poveri ad offrire il servizio a domicilio, formando gruppi di clienti, spesso della stessa famiglia. Ciascun gruppo assume l‘impegno di pagare il debito d’ogni suo membro: così gli inadempienti sono meno dell’1%.

Vari istituti in seguito danno inizio, anche in India e nel mondo, a banche etiche. Il sogno di Yunus è di liberare l’intero pianeta dalla miseria.

AUNG SAN SUU KYI, buddista, nasce in Birmania nel 1945. Fonda la “lega nazionale democratica” allo scopo d’esercitare una lotta nonviolenta contro le sanguinarie repressioni dei militari al potere.
Leader dell’opposizione, si batte con tenacia per i diritti civili e per il ritorno della democrazia, ma per molti anni è obbligata agli arresti domiciliari. Le è dato il Nobel per la pace nel 1991.

RIGOBERTA MENCHÙ nasce in Guatemala nel 1959. Subisce violenze brutali dai famigerati “squadroni della morte”, organizzati dai regimi dittatoriali locali.
Tali regimi godono spesso dell’appoggio malcelato della CIA (il servizio segreto statunitense), la quale sempre teme che cali l’influenza economica delle multinazionali USA o che vadano al potere dei filocomunisti.

I membri della famiglia di Rigoberta sono torturati, bruciati vivi o uccisi selvaggiamente.
Lei diventa rappresentante del movimento per i diritti civili dei contadini indios, essendo costoro sottoposti ad ogni sorta di angherie, ed è la protagonista della loro resistenza.
Costretta a lasciare il suo paese per sfuggire alle persecuzioni, si rifugia in Messico. Nel 1992 riceve il premio Nobel per la pace.

Il LIBERALISMO nella seconda metà del ‘900 subisce delle metamorfosi, diventando favorevole, attraverso i suoi fautori, ad un’economia più aperta e concorrenziale: dapprima con l’abolizione di normative e regolamenti (deregulation) che vincolano l’attività imprenditoriale nel settore dei servizi pubblici - specialmente telecomunicazioni, energia, trasporti aerei o terrestri - e con l’esenzione dall’IVA sul commercio elettronico. Più tardi con interventi statali volti ad ottenere un migliore funzionamento della democrazia, ponendo tra l’altro l’attenzione ai problemi sociali e facilitando in ciascun individuo la possibilità di realizzare le proprie capacità o aspirazioni.

La Federazione elvetica con la sua costituzione istituzionalizza fin dal secolo precedente, come già illustrato, una struttura di DEMOCRAZIA A DECISIONE DIRETTA POLITICA, forte strumento di unità sociale e maturità civile, dove il potere del capo del governo è limitato al massimo a un anno.

Di conseguenza il PIL (prodotto interno lordo) pro-capite diventa fra i più alti del mondo, la gestione delle risorse e la qualità dell’ambiente risultano le più sviluppate del globo, la percentuale di bisognosi è ridotta al minimo, ogni conflitto o problema interno può essere risolto dal popolo direttamente col proprio voto.

Negli ultimi lustri del Novecento, periodo di recessione economica mondiale, la Svizzera consegue il tasso di disoccupazione più basso del pianeta. Le votazioni sono effettuate sopratutto per posta, in parte sono automatizzate.

Noti dissidenti dello stalinismo, quali Ignazio Silone e Aleksandr Solženicyn, dovendo per un certo tempo vivere lì, si convincono che il sistema socio politico elvetico sia il migliore da adottare.

Per gli Svizzeri aderire all’Unione europea significherebbe perdere le loro conquiste democratiche, essendo l’Europa molto indietro a loro sotto questo aspetto.

Negli USA alcuni economisti rilevano che le strutture di tipo gerarchico NON SONO le più idonee a conseguire rendimenti ottimali.
Migliori risultati si ottengono con la collaborazione alla pari fra più competenti e con le decisioni sulla validità dei risultati prese da una base allargata interessata.

D’altra parte - ne è una riprova - all’interno delle società è favorita la competizione per la scalata alle massime cariche e vince chi riesce in qualunque modo a primeggiare sui “colleghi”, ma non è detto che le decisioni di costui o questo metodo portino spesso la società ai risultati economici più vantaggiosi o trovino le innovazioni tecniche più efficaci.
Alquante volte si tratta di meri carrieristi, se non di faccendieri.
Anche nella gestione della cosa pubblica sovente i parlamentari devono votare leggi su argomenti di cui non se ne intendono affatto e ministri presiedono settori di cui non hanno esperienza.

Nel CHIAPAS, una vasta regione del sud messicano, inizia nel 1994 una lotta nonviolenta contro i soprusi delle forze armate governative verso gli indios, per il riconoscimento della cultura indigena india, per una maggiore autonomia amministrativa e per le necessità sociali.
Nel 2001 il parlamento centrale riconosce le richieste di cui sopra: sono operate riforme strutturali, è realizzata una ECONOMIA NON CONSUMISTICA di sostentamento alle esigenze effettive della popolazione, sono effettuati interventi di sviluppo.

Così, come in altre parti del sud del mondo, Africa compresa, si coltivano prodotti biologici di qualità e si producono articoli vari per un commercio equo e solidale direttamente a favore dei piccoli produttori.
Organizzazioni senza scopo di lucro favoriscono rapporti commerciali diretti con essi, senza sfruttamento dei lavoratori, riconoscendo loro pari dignità e opportunità, assicurando prezzi equi garantiti - anche in caso di andamento sfavorevole del mercato - e prefinanziamenti agevolati.

Dopo il successo della protesta internazionale, contraria alla globalizzazione delle potenze conservatrici, che si manifesta nel 1999 a Seattle (USA), protesta che blocca il programma potenzialmente produttore di squilibri sociali del WTO, grandemente interessante è l’esperienza internazionale di PÔRTO ALEGRE in Brasile, ove dal 2001 molte migliaia di appartenenti a movimenti newglobal di tutto il mondo, s’incontrano per il “world social forum”.
Qui vengono poste le basi di una DEMOCRAZIA DI PARTECIPAZIONE: sono realizzati gruppi di lavoro, ciascuno dei quali, composto anche da esperti del settore, ascolta le esigenze della popolazione del posto, quindi si occupa di trovare la soluzione possibilmente più valida per ogni singolo problema sociale impellente, distintamente (acqua, scuola, salute, ambiente, periferie metropolitane, ecc.), dando un contributo determinante agli amministratori locali per la realizzazione di ciò che è essenziale alla collettività.

Della massima importanza è la partecipazione, fin dal 1989, al “bilancio pubblico”, vale a dire la possibilità dei cittadini di decidere come destinare una parte della spesa pubblica: i risultati sono validissimi tanto che lo sviluppo socio-economico di Pôrto Alegre è adesso fra i migliori di tutte le città del globo ed il suo “BILANCIO PARTECIPATIVO” è preso a modello dallo stesso ONU.

L’impatto sociale delle migliaia di partecipanti, provenienti da ogni parte della terra, provoca anche una maggiore presa di coscienza delle popolazioni sudamericane, che eleggono governanti più sensibili alle loro necessità.
HUGO CHÁVEZ, presidente del Venezuela, crea una dozzina di gruppi di lavoro di base, ciascuno relativo ad una esigenza sociale specifica, per comprendere le difficoltà principali e trovare le soluzioni più confacenti.
Egli inoltre emana una legge che permette il REFERENDUM REVOCATIVO sull’operato del capo del governo, per cui il popolo decide in modo esecutivo col voto se costui può continuare nel suo mandato, in quanto lavora come di dovere per il bene comune, oppure deve dimettersi, in quanto non più ritenuto valido dai cittadini (questo è un aspetto di democrazia diretta).

In Venezuela, con Chavez, vige un sistema di VOTO ELETTRONICO fra i più sicuri contro i brogli, che qui sintetizziamo con quello adottato dall’Estonia: ciascuno nel posto dove si vota, o direttamente a casa su internet, si fa riconoscere dal computer con l’impronta digitale (o con la firma elettronica), esprime il voto elettronicamente, osserva se questo è conforme alla scelta, poi mette la sua firma elettronica (o la sua password). Il computer mostra l’anteprima di stampa della scheda col voto registrato (o mostra il voto ricopiato su un secondo archivio elettronico), l’elettore controlla e dà l’ok; nel caso di scheda cartacea, questa viene stampata ed è deposita nell’“urna”.

In Uruguay, come in altri paesi, l’acqua è gestita in regime privatistico da una multinazionale statunitense che, avendone il monopolio, triplica il prezzo dell’acqua, con significative difficoltà per le classi povere.
Per la prima volta al mondo, nell’ottobre 2004, IL POPOLO VOTA DIRETTAMENTE su tale necessità (e questo è un altro esempio di democrazia diretta).
A grande maggioranza i cittadini decidono che l’acqua va considerata un servizio pubblico e un diritto di tutti, per cui la società suddetta deve lasciare l’Uruguay.

L’esperienza di Pôrto Alegre diffonde la sua influenza in molte parti del pianeta, ove gli amministratori di svariati comuni, nello svolgimento della loro attività, si avvalgono di forme di democrazia di partecipazione. Anche in Italia abbiamo vari esempi, qui ne ricordiamo due: Grottammare (provincia di Ascoli Piceno) e Roma.

GROTTAMMARE, precorrendo i tempi, è il primo comune in Italia con un assessorato alla partecipazione, la consultazione delle assemblee di ciascuno dei cinque quartieri, l’evidenziare insieme i problemi e la condivisione delle scelte.
In particolare vi è un quartiere con una crescita urbanistica assai sregolata: gli assessori tengono assemblee di quartiere (vi partecipano un centinaio di persone), ascoltano, si cercano le opzioni possibili.
La giunta quindi commissiona uno studio dell’urbanistica con aree verdi, vivai (colà molto diffusi), edilizia, ecc. in base alle indicazioni condivise.
I risultati sono molto apprezzati.

A ROMA, nei primi anni del Duemila, l’assessorato alla partecipazione raccoglie le esigenze urgenti soprattutto dei quartieri più periferici, cercando assieme le soluzioni più adatte.
È inoltre costituita un’assemblea di bambini per comprendere e risolvere i problemi dell’infanzia.
Tra l’altro viene dato impulso alle manifestazioni dell’arte, si condividono le necessità degli immigrati, nelle realizzazioni si collabora, per quanto è possibile, con i partiti dell’opposizione, si gettano le basi per un migliore sviluppo economico della città, che raggiunge in tal modo uno dei maggiori livelli italiani del PIL.
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CONSIDERAZIONI SUI SISTEMI POLITICI DEL SEC. XX
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Analizziamo sinteticamente le principali forme politiche del Novecento, soprattutto dal punto di vista del grado di democrazia raggiunto, cioè della possibilità del popolo, tutto insieme, di far valere e realizzare la propria volontà nel campo sociale, politico ed economico.

Gli STATI UNITI D’AMERICA, fuori dalle strutture soffocanti del potere presenti nella vecchia Europa, con idee avanzate in campo sociale per la favorevole accoglienza offerta agli immigrati di confessione riformata o indipendente, fanno prevalere col tempo un’ideologia di tipo capitalistico liberale basata sul successo dell’attività intrapresa, sul profitto, sulla posizione conquistata nella società, e, a livello politico, sulla difesa dei principi di libertà propri della democrazia rappresentativa.

Grazie appunto a questa democrazia, con la riduzione del potere di governo a quattro anni - rinnovabile una sola volta e con la presenza di organi che controllano l’onestà del suo operato - col rinnovo ogni anno di un terzo dell’assemblea parlamentare, col divieto del monopolio privato in qualsiasi attività, gli Stati Uniti possono sviluppare in modo eclatante le capacità individuali e le imprese economiche (industriali, tecnologiche, agricole, dei servizi), offrendo all’iniziativa personale, alle idee e alla ricerca scientifico-tecnica d’avanguardia lo spazio e gli investimenti necessari per essere espresse liberamente.
Il poderoso sviluppo che ne consegue attira gli investitori finanziari esteri e il dollaro diviene la moneta più forte, pur a scapito della bilancia commerciale USA.

Dal punto di vista sociale è molto curata ed estesa la formazione dei giovani sulla tecnologia avanzata. Gli stipendi in generale raggiungono i livelli fra i più alti del pianeta. La stessa flessibilità del lavoro dipendente costringe il lavoratore a essere sempre attivo e a migliorarsi, se non vuole perdere il posto; una parte delle persone ovviamente non regge il ritmo o è colpita da stress e, se non riesce, si trova nell’indigenza (10-15% del totale).
I servizi sociali sono forniti, con qualche eccezione, dai privati, per cui solo chi può permettersi di pagare le relative assicurazioni può usufruirne; l’assistenza è a carico dello Stato solo per le persone con più di 65/70 anni di età.

Nel complesso gli Stati Uniti ottengono una grande produzione per qualità e quantità, tanto da diventare i più forti del mondo in fatto di ricchezza complessiva prodotta, di sviluppo industriale e agricolo, di alta tecnologia.
Oggi possono influire in modo significativo sul resto del pianeta.

Gli USA aumentano le vendite dei loro prodotti inizialmente all’interno, per il benessere abbastanza diffuso e per il consumismo spinto. Le imprese, comprese quelle europee, utilizzano le risorse dei paesi meno sviluppati, risparmiando dapprima sui costi delle materie prime e poi, decentrando le industrie nel terzo mondo, sui salari.
Sono provocati estesi e pericolosi danni ecologici per lo sfruttamento incontrollato dell’ambiente.

Negli anni Novanta, per allargare il loro mercato, puntano, attraverso le multinazionali e le grandi finanziarie internazionali, sulla cosiddetta globalizzazione, che, in linea teorica, consiste nel favorire il libero mercato e la crescita economica in svariati Stati del mondo in via di sviluppo o forniti di materie prime, in modo che, dando appoggio a governi di tipo democratico, vari strati della popolazione di questi paesi possano raggiungere, nel medio o lungo periodo, un determinato grado di benessere e divenire pertanto buoni acquirenti di prodotti, specialmente a tecnologia avanzata, di cui gli USA sono i maggiori fabbricanti.

…….NOTA:------------------------------------------------------------------------------------
…….In generale, negli Stati dispotici sono meno tutelati i diritti di proprietà e sono più forti i rischi di espropriazione.
…….Invece negli Stati retti da un sistema democratico rappresentativo è condotta una politica di apertura che agevola concorrenza e produttività delle aziende, attirando anche gli investimenti internazionali.
…….I paesi a democrazia diretta attirano ancor di più i flussi finanziari, giacché sono maggiormente al sicuro da colpi di Stato di uomini “forti”.

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Occorre impegnarci affinché non sia un favorire solo le classi privilegiate e gli Stati ricchi, poiché le grandi multinazionali stanno formando un'oligarchia a livello planetario per esercitare un potere centralizzatore a loro vantaggio sull’economia, sull’ambiente e sulla politica del mondo.

Si susseguono manifestazioni di protesta, promosse tramite internet, a opera di volonterosi fiancheggiatori dei paesi e classi più poveri o comunque discriminati dalla globalizzazione, espressione nonviolenta di una nuova lotta per le rivendicazioni sociali e per una democrazia di partecipazione.

Negli ultimi tempi si stanno radicalizzando gruppi estremisti violenti e frange fondamentaliste religiose, alcune che appoggiano, altre che si oppongono allo strapotere degli Stati Uniti e dei loro alleati.
Gli USA cercano di imporsi con continue guerre locali nei paesi totalitari, soprattutto mussulmani o comunisti, per favorire governi “laici” collaboratori. Secondo alcune fonti qualificate, anche del Vaticano, si stanno addensando nere nuvole foriere di una guerra mondiale.

L’EUROPA OCCIDENTALE conquista anch’essa la democrazia rappresentativa e un certo benessere, ma legata ancora a retaggi del potere politico protezionista, pur con una buona produzione industriale, non può raggiungere i risultati USA, specie nella tecnologia d’avanguardia.

Le lotte sindacali e l’affermarsi di qualche forma di democrazia diretta, come il referendum popolare, facilitano lo sviluppo dello stato sociale, che raggiunge il suo massimo storico col welfare state.
Negli ultimi lustri però la necessità di diminuire le spese statali e di finanziare gli investimenti fa sì che venga parzialmente smantellato il sistema assistenziale, mentre è dato impulso alla privatizzazione delle attività pubbliche.

In certi Stati europei la ricerca tecnico-scientifica porta a volte a risultati non sufficienti, essendo sottoposta a sfruttamento burocratico e non esistendo separazione netta, per carenze legislative o per situazioni di fatto, fra potere politico, potere economico, potere finanziario, potere informativo e proprietà della tecnologia avanzata.
I ricercatori, anche in Italia, devono essere liberi e sostenuti in base alla validità dei risultati.

Discorso a parte merita la SVIZZERA, la cui costituzione prevede il referendum deliberativo e l’iniziativa popolare e, pur con governi molto stabili, il potere del presidente del consiglio dura un solo anno.

Questo fa sì che le leggi siano a misura dei cittadini, che in caso contrario le pòssono modificare a proprio vantaggio. Con tale sistema gli elvetici raggiungono: la ricchezza pro capite fra le più alte del mondo, la gestione delle risorse e la qualità dell’ambiente le più sviluppate del pianeta, la disoccupazione più bassa del mondo, lo stato sociale e i servizi notoriamente efficienti, le pensioni di anzianità minime non possono mai essere inferiori alla metà delle massime, la quota di popolazione nell’indigenza ai minimi termini, ogni necessità o conflitto interni risolti direttamente dai cittadini col proprio voto.

Eppure all’interno della Confederazione vi sono 3 etnie diverse, 4 lingue diverse, 5 confessioni religiose diverse: potrebbe essere un altro caso di guerre intestine senza la democrazia diretta; da non dimenticare infatti che nei secoli precedenti al 1848, anno della nascita della nuova costituzione, si registrano frequenti combattimenti fra i cantoni stessi.

Per ottenere leggi giuste, per difendere i diritti civili, per far fronte alle necessità pubbliche oggi non è necessario organizzare costosi gruppi socio politici, combattere lunghe battaglie sindacali, ricorrere più di tanto a “rappresentanti” (potenzialmente corruttibili) per raggiungere determinati scopi: tutto è veramente semplificato, poiché è sufficiente che il popolo voti ed è in tal modo immediatamente decisa la migliore soluzione da prendere in quel momento, in quel territorio, per la collettività.

Torniamo all’Europa dei primi decenni del secolo XX: sorgono partiti politici che puntano sulla forza della propria organizzazione. Questa deve essere tale da abbattere ogni opposizione, anche democratica, al fine di affermare l’ideologia propugnata; i principali partiti con tale programma sono quelli comunisti-leninisti e quelli nazi-fascisti.

L’UNIONE SOVIETICA nasce così, a seguito del colpo di Stato contro il governo socialdemocratico di Kerenskij, effettuato dai bolscevichi guidati da Lenin. Della teoria di Marx “i beni di produzione debbono appartenere allo Stato e le decisioni spettano a tutto il popolo” Lenin accetta la prima parte, mentre ritiene che le decisioni devono essere prese solamente dai capi del partito comunista, essendo quest’ultimo alleato del popolo.

In siffatto modo il gruppo dirigente diventa un fortissimo centro di potere decisionale, a cui vanno dati beni e ricchezze, disponendone a sua discrezione per la collettività. Nel corso del tempo si attivano cruente lotte intestine per la leadership, ottenendo in definitiva un centralismo assolutistico del partito unico.

Lo stato sociale raggiunge discreti obiettivi, anche se la sua efficienza lascia a desiderare. Il lavoro viene dato a tutti o quasi, gli stipendi sono bassi (eccettuati quelli dei dirigenti centrali del partito), l’inflazione non è assente, per acquistare cibo occorre sovente fare lunghe file.

Discriminazioni subiscono i fedeli delle religioni o i dissidenti politici: a tutti costoro è vietato, fra l’altro, esercitare l’attività di dirigente, di insegnante, di militare di carriera, di studente universitario, ecc.

Come in tutti i centri di potere verticistici, gli arrivisti, i carrieristi, gli speculatori, i bramosi di potere o di ricchezza cercano nel tempo di occupare le cariche più importanti, generando alla fine una casta di burocrati che detiene il potere per loro stessi o per gli interessi di un gruppo particolare, annullando in pratica anche lo spirito originario del partito “alleato” del popolo.

Nel campo economico, abolita l’iniziativa privata, è realizzato in effetti un capitalismo di Stato: l’attività produttiva viene programmata e diretta soltanto dalla burocrazia del partito, la quale decenni dopo porta al crac del sistema.

La CINA e altri paesi comunisti, visto il risultato dell’esperienza sovietica, cercano di correre ai ripari aprendo all’economia del libero mercato.
Dichiara un primo ministro vietnamita: “la povertà (nel Vietnam i poveri sono il 30-40% della popolazione) non finisce mai se il governo continua a pagare sussidi a persone che non fanno nulla per migliorare la propria condizione”.

Questi paesi però lasciano inalterato ogni potere decisionale politico alla casta dirigente del partito di Stato, la quale, fra l’altro, guarda con diffidenza sia un progresso tecnologico che permetta maggiore libertà di comunicazione fra la gente sia qualunque struttura che possa sminuire il monopolio gerarchico centralizzatore.

In fatto di democrazia rappresentativa restano quindi indietro rispetto ai paesi dell’Occidente. Tutto ciò comporta che qualche gruppo di capitalisti “rossi”, per la forza acquisita col produrre ricchezza, possa prendere prima o poi le redini anche del potere politico.

Da tener inoltre presente che il non permettere alle coppie cinesi di avere più di un figlio, pena la mutilazione dei genitali del genitore, la Cina tra qualche decennio può avere grosse difficoltà economiche poiché un numero relativamente esiguo di giovani deve mantenere un’enorme numero di anziani.

Dopo la prima guerra mondiale in svariati Stati, ITALIA, GERMANIA, SPAGNA, ecc., sorgono partiti d’ispirazione fascista o nazista, i cui leader arrivano al potere grazie anche all’appoggio di grossi industriali, del padronato agrario, di capi di Stato, di alti esponenti delle caste militare, religiosa e politica.

Tutti questi, dopo la caduta o l’indebolimento delle monarchie assolute, spaventati in particolare dalla potenziale influenza sulle masse del movimento rivoluzionario sovietico, guardano con preoccupazione le rivendicazioni dei lavoratori e desiderano pertanto sia ristabilito l’“ordine”.

I dirigenti del partito diventano i padroni dello Stato e della politica economica, ottengono l’approvazione del sommo pontefice Pio XI, un fautore del fascismo, stipulando accordi politico-finanziari col Vaticano.

Pio XI riconosce il duce come “l’uomo della provvidenza”, mentre il suo successore Pio XII considera il duce “il più grande uomo e tra i più profondamente buoni” (è un ateo “devoto”? - ndr) e un cardinale, vescovo di Berlino, definisce Hitler il più grande genio e il migliore uomo della Germania: se ne deduce che il popolo deve stare tranquillo, non ha nulla da temere con loro, anzi … !

Da qui le responsabilità dei sommi pontefici sugli appoggi che danno e sulle gravissime conseguenze.

…….NOTA:-----------------------------------------------------------------------------------
…….Il sommo pontefice Pio XI teme il potere avverso dell’Unione sovietica, per cui favorisce più o meno apertamente, negli Stati europei a componente cattolica, la nascita di governi di tipo fascista o nazista, considerati un valido baluardo anticomunista, e concede loro il sostegno parlamentare dei partiti cattolici nazionali (“per difendere i valori della famiglia”) e il nulla osta a concordati di convenienza reciproca.

…….Manda “in esilio” negli USA don Sturzo, fondatore del partito popolare, pel fatto che questi è contrario a tale politica. Pio XI non si oppone alle continue guerre locali scatenate dai nazifascismi, ma la mania di Hitler di voler essere l’unico a comandare lo mette alla fine da parte o peggio, giacché il papa è contrario alle leggi razziali e alle efferatezze nazi.

…….L’eventuale guerra contro l’URSS, pur se portatrice di morte, è in pectore ritenuta giusta poiché può abbattere l’impero del “male”. Difatti prima del brutale secondo conflitto mondiale il sommo pontefice Pio XII cerca di evitarlo, “tutto è perduto con la guerra”, ma poi invita gli italiani (luglio 1940) ”a fare il loro dovere e battersi per la patria”, e un suo nunzio apostolico deve confermare che ”quella guerra porta benedizioni e benessere al popolo!”.

…….Anche le persecuzioni contro gli ebrei non sono condannate esplicitamente, ma come fatti generici gravi, in fondo sono una prosecuzione della veterana politica pontificia seguita per ben 1500 anni.
…….Nel frattempo in Vaticano sono coltivati Alcide De Gasperi e altri esponenti per lanciare, in caso di caduta del fascismo, un nuovo partito democratico “cristiano”, che sostenga gli Stati democratici, probabili vincitori, contro il “materialismo” sovietico.
…….Il conflitto sta andando male per le truppe dell’ ”asse”, che abbandonano l’Africa e in Russia sono in ritirata, così in occasione del bombardamento di Roma del luglio 1943 il sommo pontefice va tra la folla ferita invocando altamente la pace, dopo oltre tre anni di sanguinosi combattimenti.

…….Il Vaticano offre rifugio, nel periodo bellico, a ebrei e marxisti ricercati dai nazifascisti, tuttavia la “nostalgia” permane anche dopo la guerra: è data protezione a vari esponenti nazisti (tra cui il colonnello delle SS Adolf Eichmann e il famigerato dottor Joseph Mengele), affinché possano fuggire occultamente in America latina.

…….Il sommo pontefice, per fronteggiare il comunismo in Italia, vuole che De Gasperi formi un governo coi successori del fascismo, ma lo statista rifiuta nettamente e quindi viene messo da parte (e ne muore di crepacuore).

…….Anche all’estero, specialmente nell’America centro-meridionale, sono dati appoggi a governi dittatoriali locali contrari alle sinistre.

…….La storia si ripete, mutatis mutandis, pure oggi: la scaltra diplomazia vaticana “per difendersi” favorisce sempre il potere più forte del momento (come quello nazifascista nel 1922 - 1942) sia esso democratico o grettamente conservatore o totalitario o altro, purché questo le garantisca un certo ambito di azione, una cospicua entrata finanziaria e, possibilmente, la lotta fondamentalista contro ideologie o religioni “alternative” e contro le entità che le sostengono.

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Ogni fonte d’informazione cade in mano al potere nazi-fascista, è abolita la democrazia rappresentativa, i cittadini sono discriminati, anche con la violenza e il sangue. La brutalità burocratica del partito unico o la cieca ambizione di espansione guerrafondaia conducono alla morte di migliaia o di milioni di persone e, non sapendo perdere, portano spesso alla rovina la propria e le altrui nazioni e al tracollo degli stessi regimi.

In parecchi PAESI DEL TERZO O QUARTO MONDO permangono governi dittatoriali di tipo analogo al fascismo o militare, che reprimono ogni esigenza socio economica della popolazione, appoggiati di frequente dalle ricche potenze capitalistiche occidentali, che in tal modo intendono proteggere i propri interessi locali.

Non mancano Stati con regimi totalitari di tipo religioso, come alcuni paesi mussulmani. Anche il Vaticano è giuridicamente una monarchia assoluta ed essendo anche un “paradiso fiscale” presenta sotto questo punto di vista varie forme di corruzione.

Esistono casi particolari di piccoli Stati i cui cittadini, sebbene governati da un governo totalmente accentratore, economicamente se la passano abbastanza bene.
Tipici sono il citato Vaticano e anche il Kuwait: qui l’emiro ha quasi i pieni poteri, ma per non creare intralci agli ingenti interessi petroliferi delle multinazionali americane ed europee, che non gradiscono affrontare sommosse o rivendicazioni sociali, la popolazione è tenuta “tranquilla”.

Come? A tutti i cittadini kuwaitiani è offerto, oltre all’assistenza medica, all’istruzione e ad una certa tolleranza religiosa, un impiego statale garantito - se non hanno un’attività in proprio - con uno stipendio minimo attorno ai 2.700 euro al mese.
Sono in condizione non confortevole solo gli immigrati: pakistani, palestinesi, ecc., che svolgono lavori manuali e costituiscono oltre il 60% della popolazione.
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(il seguito è in fase di lavorazione).
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