INTERNET E LA DEMOCRAZIA DIRETTA

Ritratto di Rorro David
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La rete li attacca, li minaccia, li costringe a difendersi. E loro attaccano la rete, la minacciano, e la costringono a difendersi. Questa è una guerra, ha le sue strategie, i suoi colonnelli, i suoi arsenali e i suoi eserciti. Loro non molleranno mai, noi neppure. Nel frattempo, l'informazione muore. Muore perchè nessuno ha il tempo di occuparsi di lei. Levi, la Carlucci, D'Alia, Barbareschi, Alfano sparano. Grillo, Travaglio, Byoblu, Martinelli, Di Frenna, Punto Informatico contrattaccano. Tonnellate di carta. Di cellulosa quella dei DDL, digitale quella dei blog. Fiumi di caratteri spesi in trincea. Per le notizie, quelle vere, lo spazio si riduce. Lo scopo è raggiunto. La gente non vuole più scendere in piazza per manifestare contro il portatore sano di pedocrazia, per chiedere le dimissioni di un governo che ha messo cittadini in divisa a pattugliare le strade, che respinge e affonda imbarcazioni di disperati, che mette fuorilegge i giornali, che espone l'Italia al ludibrio internazionale, che accoglie dittatori con tutte le onorificenze. La gente ormai scende in piazza solo per non divenire muta, sorda e cieca. Se le leggi fossero fatte dai cittadini per i cittadini, con l'intento di dare un servizio, sarebbero frutto di un confronto. Sarebbero il condensato delle proposte migliori, e non dell'ignoranza di pochi. Vogliamo estendere una legge del 1948, pensata per un mondo dove nessuno aveva la televisione, dove il telefono aveva le dimensioni di un frigo bar e per andare in America ci volevano settimane di navigazione? Vogliamo prenderla tale e quale ed applicarla al mondo iperconnesso, all'era di internet, dei social networks, dei cellulari sottili come un bigliettino da visita, delle carte di credito, dei supercomputer e degli aerei Milano - Londra a 29 euro? Neppure un boscimano o un uomo di Neanderthal riportato alla vita con la tecnica del DNA arriverebbe a realizzare uno scempio simile. La blogosfera è il luogo delle rettifiche per eccellenza! Si vive immersi in un fuoco incrociato di informazioni che nascono, si evolvono e muoiono come organismi autosufficienti, in risposta ad altre informazioni a loro volta cresciute in armonia o in dissonanza con informazioni precedenti. A cosa serve un meccanismo ad ingranaggi ottocentesco, da azionare con leve e pulegge? Qual è il vostro problema? Non sapete aprirvi un blog a costo zero? Non sapete scrivere un commento a un post? La tastiera vi confonde? Non sapete programmare neppure un videoregistratore? Non c'è problema. Quanto costa una raccomandata con ricevuta di ritorno? Allo stesso prezzo, potete recarvi in un internet point e chiedere al commesso di inserire una rettifica alla tal informazione che reputate lesiva della vostra dignità. Un internet point farà le vostre veci informatiche, per legge. Esattamente come un avvocato fa le vostre veci legali, o come ci si reca da un notaio per certificare un qualsiasi atto. A una frazione infinitesimale del costo dei suddetti professionisti. Al costo, cioè, della raccomandata con ricevuta di ritorno che avreste dovuto inviare all'autore del blog. Se l'esigenza fosse quella di dare un servizio, basterebbe mettere insieme dieci persone di buon senso e fare quattro ragionamenti in croce. Una leggina di mezza paginetta da promulgare in un paio di giorni. Ma l'esigenza è quella di dare alla rete qualcosa a cui pensare, per evitare che pensi troppo a ciò che non la riguarda. Per evitare che, con questa storia dell'informazione libera, si esageri troppo. I grandi dittatori, di cui Berlusconi è amico e dai quali, al contrario dei leader europei, è rispettato e stimato, sono già un passo avanti. Hanno cominciato prima. Nel Myanmar le reti 3G erano state chiuse, per evitare che venissero mostrate al mondo le violente repressioni dei monaci. In Iran Ahmadinejad è appena stato rieletto. Siccome sono state elezioni libere, la voce degli oppositori e di milioni di cittadini che gridavano ai brogli elettorali è stata tacitata mettendo fuori uso internet e i cellulari per interminabili ore. Hanno spento tutte le reti. Altrimenti gli iraniani, che usano Facebook per restare in contatto, si sarebbero potuti organizzare. In Cina sappiamo tutti come funziona e, in Egitto, Mubarak incarcera i blogger. In Italia, il più sudamericano dei paesi finiti in Europa per sbaglio, è in atto una feroce guerra mediatica, sotto gli occhi inconsapevoli degli italiani inebetiti dalle trasmissioni RaiSet. Internet sta crescendo, fa passi da gigante, presto raggiungerà e surclasserà il piccolo schermo. YouTube ha appena creato una versione del suo portale pensata appositamente per le televisioni domestiche, per i salotti. Un domani non troppo lontano, le massaie potrebbero guardarsi i video di tutti gli informatori liberi di questo paese comodamente sdraiate sul loro divano. Potrebbero scoprire che il TG4 è diretto da Emilio Fido, che Berlusconi era il Discepolo 1816 di Licio Gelli, che non è vero che Giuliani aveva predetto un forte sisma a Sulmona. Potrebbero scoprire di essere stati presi per i fondelli e diventare essi stessi la rete. E, come dice qualcuno, se questa legge passa «non dimenticheremo chi l'ha firmata, chi l'ha votata e chi, eventualmente, la controfirmerà. La Rete non è un ballo delle debuttanti, questi golpisti se ne accorgeranno. Loro non si arrenderanno mai (ma gli conviene?). Noi neppure.» tratto da:  www.byoublu.com Share this