POSSIAMO ISTITUIRE LA DEMOCRAZIA DIRETTA DI TUTTI I CITTADINI, È ANCH'ESSA UN BENE PUBBLICO

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POSSIAMO ISTITUIRE LA DEMOCRAZIA DIRETTA DI TUTTI I CITTADINI, è anch’essa un bene comune, probabilmente è la madre di tutti i beni comuni.

Democrazia, etimologicamente, significa “potere del Popolo”. Oggi la democrazia ha bisogno di crescere, occorre più “democrazia”, ossia più “potere del Popolo". L’essenza della democrazia sta nella realizzazione degli strumenti istituzionali che consentono l’esercizio inalienabile, completo e vincolante della Sovranità del Popolo. Il coinvolgimento dei cittadini nella vita e nella realtà del loro Paese è un obiettivo prioritario per il futuro dell’Italia.

Apro una parentesi: Nell’800 vi era in Europa la democrazia di censo, cioè solo i ricchi potevano votare e gli eletti erano i rappresentanti dei ricchi. Sappiamo le condizioni dei lavoratori di allora: orario di 16 ore, salari da fame, ambienti malsani, alta disoccupazione, nessuna assistenza sociale. I movimenti socialisti e i sindacati lottavano per migliorare tale situazione, ma i risultati erano scarsi, non riuscivano a ottenere miglioramenti significativi. A un certo punto i movimenti socialisti e i sindacati si resero conto che non potevano risolvere i problemi sociali con le stesse strutture che li avevano prodotti, ma occorreva far crescere il potere del Popolo, occorreva cioè più democrazia, bisognava battersi per conquistare il suffragio universale. Con tale diritto si potevano eleggere rappresentanti di tutti i cittadini, che avrebbero fatto leggi a favore dei lavoratori e delle classi meno abbienti per sollevarli dalle loro condizioni infami.

Dopo una lunga lotta e con grandi sacrifici, fu istituzionalizzato in molti Stati europei il suffragio universale, che permise il miglioramento di milioni di lavoratori e cittadini, i quali poterono acquistare milioni di prodotti in più, le aziende poterono vendere milioni di prodotti in più - e non solo prodotti di lusso per i ricchi – innescando così un circuito di crescita per cui l’Occidente migliorò le sue condizioni socio-economiche rispetto a quegli Stati dove non vi era la democrazia rappresentativa.

Oggi i poteri forti vogliono ridurre la democrazia, cercando di candidare persone il più possibile a loro favorevoli, in modo che molti rappresentanti sia del centro-destra sia del centro-sinistra portino avanti in pratica un uguale programma di fondo (basti pensare al patto del “Nazzareno”), espressione di tali poteri, più che rappresentanti dei cittadini. In Italia hanno tolto infatti la possibilità ai cittadini di scegliere i loro parlamentari, che ora sono nominati dai “capi”, e lo stesso vale per i senatori, cui vogliono anche togliere il diritto di votare le leggi, anche il premier non è stato eletto dai cittadini e, ultimamente, nella capitale hanno tolto il sindaco democraticamente eletto dando i pieni poteri, senza l'ostacolo delle opposizioni, a commissari nominati dall'alto.

Indebolendo la democrazia le grandi lobby finanziarie e le multinazionali (tutte in mano ad alcuni pochi privati) possono esercitare senza ostacoli il loro potere (vedi anche TTIP, TISA, MES, ecc.). Stiamo ricadendo, senza accorgesi, in una sorta di democrazia di “censo” come 200 anni fa.

Bisogna rendersi conto ancora una volta che non possiamo risolvere i problemi sociali con le stesse strutture che li hanno prodotti, occorre far crescere il potere del popolo, occorre cioè più democrazia, bisogna che ci battiamo per conquistare la “votazione popolare”, l'istituzione della democrazia diretta. È necessario credere che il voto dei cittadini è la base fondamentale dello stato di libertà e di condivisione.

Quando nel corso della vita sociale sorge la necessità che i cittadini rivedano i legami politici che li hanno stretti a uno schema di governo che alla fin fine porta all’impoverimento, all’abuso e all’impotenza, l’avere riguardo ai diritti degli esseri umani richiede che quei cittadini adottino gli strumenti adatti a esercitare la loro Sovranità, a conseguire il progresso democratico partecipativo, innovativo e culturale, le relazioni vicendevoli di collaborazione e solidarietà, il benessere generalizzato.

Il punto forza di una proposta politica che vuole essere vincente è costituito dalla previsione d’una serie di azioni volte all’ampliamento degli spazi di democrazia diretta e di partecipazione dei cittadini alle decisioni che li riguardano, per ovviare al problema della crescente sfiducia nei “rappresentanti” e al conseguente disinteresse per la vita politica. D’altra parte, l’allontanamento in nome della “governabilità” dei centri decisionali dai bisogni e dalla vita dei cittadini è una realtà constatabile sia a livello nazionale e locale sia internazionale e il tema del “deficit democratico” si impone in termini critici nel dibattito politico sulla legge elettorale e sulle proposte di revisione della Costituzione in discussione in Parlamento.

Possiamo dimostrare che si può resistere e andare controcorrente, iniziando un importante percorso di rivitalizzazione democratica. C’è assoluto bisogno di misure volte a migliorare le condizioni di vita. L’obiettivo è di rendere la comunità più unita e inclusiva, promuovendo il coinvolgimento e il protagonismo dei cittadini nel processo decisionale grazie all’utilizzo di innovativi strumenti di comunicazione e partecipazione diretta anche, e soprattutto, tramite l’attuazione di nuove leggi.

Si rileva che negli Stati dove c’è più democrazia c’è più benessere, dove c’è meno democrazia c’è meno benessere. Possiamo sollevare i ceti più poveri a un tenore di vita degno di un uomo libero, dando più forza politica ai cittadini. Con la democrazia diretta si ha il diritto essenziale che permette la collaborazione degli esseri umani e il miglioramento delle sorti dell’umanità, che non accetta la discriminazione, che vuole le Comunità di Stati democratici capaci di reciproca solidarietà.

Oggi in Italia (e in Europa) svariati politici sia del centro-destra sia del centro-sinistra più che rappresentanti del Popolo, l'abbiamo visto sopra, sono rappresentanti dei poteri forti economico-finanziari internazionali che li manovrano ai loro fini: diventano per i cittadini quello che lo scrittore statunitense Upton Sinclair affermava, "sono le due ali dello stesso uccello". Pertanto per risolvere i problemi dell’Italia (e dell’Europa) occorrono nuove strutture che diano prevalente importanza al processo evolutivo della democrazia, ossia del potere del Popolo, mediante l’integrazione del suffragio universale con la votazione popolare di tutti i cittadini per le decisioni sulle esigenze comuni e sulle leggi più importanti, con immediato effetto esecutivo, senza quorum né ostacoli burocratici: è questo che raccoglie grandi consensi e vince. Il mondo sta cambiando.

Al contrario, i poteri forti non desiderano il progresso della democrazia. L’Italia non va da nessuna parte se rimane legata unicamente alle strutture esistenti o asserragliata nelle ideologie oppure nella capacità organizzativa di qualche lobby o di alcuni pochi. Data la grande forza dei poteri forti, l’Italia perderebbe in tal caso l’evoluzione sociale ed economica e diventerebbe inevitabilmente obsoleta, decrescendo o disgregandosi suo malgrado, trasformata in terra di conquista di più multinazionali e lobby finanziarie estere.

La ricchezza di una nazione sono i suoi cittadini: noi abbiamo un immenso tesoro a disposizione. Quando i cittadini tutti assieme prendono decisioni in modo vincolante, apportano con le loro capacità, le loro idee e con la cooperazione resa possibile, un grande contributo all’aumento della ricchezza e al progresso delle nazioni.

La democrazia diretta richiede un’istituzione, la votazione popolare. Con questo diritto i cittadini stessi, con effetto esecutivo, sono in grado di proporre e votare leggi nuove, che il governo o il parlamento non sono intenzionati a fare, e possono correggere o precedere leggi già votate o da votare. Con questo diritto i cittadini diventano compartecipi e inducono i governanti a servire il bene comune, e non si rallenta nulla, giacché i politici sanno di non poter uscire dai binari o fare errori, avendo il Popolo potere reale di veto e di delibera.

Diamo la “marcia in più” all’’Italia, per mettere in atto un circuito virtuoso, che genera uno sviluppo sostenibile, benessere generalizzato, minore debito pubblico, minori tasse, ambiente vivibile, più giustizia sociale, pensioni eque, occupazione ottimale, minore costo della politica e degli enti pubblici, maggiore efficienza, minore spesa per i rifiuti, maturità politica dei cittadini, pace duratura, tolleranza e unità.

Anche nelle aziende i rappresentanti sindacali devono essere eletti dai lavoratori stessi. Gli accordi sui contratti di lavoro devono ottenere l’approvazione, mediante il voto, di tutti i lavoratori cointeressati. Va proibito sottoporre detto voto a condizionamenti oppure intimidire con minacce ricattatorie o vessatorie di qualsiasi tipo per influenzare il voto. Gli accordi non possono contenere clausole anticostituzionali o contrarie alle leggi vigenti.

Una società giusta ed equa senza l’istituto della democrazia diretta oggi è impossibile. Nessun altro meglio dei cittadini può decidere le soluzioni più condivise e valide per la comunità.

Non bisogna mai confondere il governo che sotto il controllo vincolante di tutti i cittadini deve operare per il bene comune, con la decantata governabilità di pochi che sovente fanno il volere e l’interesse di ristretti gruppi di potere, a scapito della maggioranza dei cittadini che non hanno gli strumenti per opporsi. Anche le dittature infatti usufruiscono di una governabilità eccezionale, portando alla distruzione della democrazia e, in ultimo, alla rovina degli Stati.

Sondaggi recenti, condotti nell’Unione Europea e negli USA su chi desidera consapevolmente l’istituzione della democrazia diretta, mostrano che le risposte favorevoli dei cittadini sono in media il 74 %, mentre quelle dei politici sono in media il 32% (in Germania il 50%).

Ricordiamo che quando in uno Stato è presente una grave crisi economico-finanziaria, con milioni di cittadini, lavoratori e pensionati sottopagati o disoccupati, il fattore di crescita sono quei cittadini stessi. La soluzione la diede il presidente Roosevelt, che pose fine alla grande crisi USA del 1929: egli quasi raddoppiò gli stipendi bassi dei lavoratori e le pensioni minime, stabilì un salario minimo garantito e intervenne a sostegno degli agricoltori e dei prezzi agricoli. Inoltre Roosevelt emanò leggi per dare più diritti sindacali, sociali e democratici ai cittadini, impose strettissimi controlli statali al sistema bancario/finanziario, iniziò svariate nuove opere pubbliche per favorire l’occupazione, promosse in particolare la ricerca e l’innovazione tecno-scientifica.

Roosevelt reperì le entrate per attuare tutto ciò aumentando, in via eccezionale, la progressività delle imposte fino a un’aliquota di oltre il 90% per le classi più agiate. È il segreto della crescita economica, e occorre che sia fatta la distribuzione di queste entrate alla massa delle classi meno abbienti, altrimenti la crescita è mera illusione. Così facendo, infatti, milioni di cittadini, raddoppiarono gli introiti e poterono acquistare milioni di prodotti in più, le imprese pertanto poterono vendere milioni di prodotti in più, raddoppiando la produzione, che a sua volta portò a un incremento dell’occupazione, tanto che gli ex-disoccupati ebbero modo d’acquistare significativamente ulteriori prodotti, e così di seguito. Gli USA istaurarono cioè un circuito virtuoso, quasi automatico, di crescita che li fece diventare la Federazione più ricca del mondo.

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Indagini condotte da studiosi della democrazia dimostrano che i benefici, che si raggiungono mediante la democrazia diretta del Popolo avente effetto vincolante, sono nettamente superiori a quelli che possono realizzare gli altri Stati, che non prevedono la democrazia diretta.

Facciamo crescere l’Italia: la democrazia siamo noi tutti, quando per legge decidiamo insieme con effetto esecutivo sulle esigenze reali. È Uguaglianza, è Libertà, è Giustizia. La ragione che spinge i cittadini a emanciparsi dal potere decisionale di alcuni pochi è data dalla convinzione che tutti gli esseri umani sono creati uguali, dotati di pari diritti inalienabili, tra cui la vita, la libertà di decidere, il conseguimento del bene e del benessere, il progresso democratico, sociale e scientifico, l’avere relazioni vicendevoli di collaborazione e solidarietà, e non di sudditanza o di impotenza.

Nell’ambito di tali diritti sono eletti dal Popolo alcune persone di governo per un tempo limitato, le quali nell’esercizio delle loro funzioni devono rispondere direttamente e ogni volta che è richiesto dalle leggi o dai cittadini stessi a coloro che le eleggono. Quando un governo non assolve dette finalità, il Popolo, che è Sovrano, ha il diritto di sostituirlo immediatamente. Ogni volta che un governo emette leggi non consone alla volontà del Popolo, questo ha il diritto di modificarle o abolirle subito. Ogni volta che nuove leggi pur necessarie non siano varate dalle Camere, il Popolo di sua iniziativa le può proporre e votare direttamente, con immediato effetto esecutivo.

Le principali cariche in ogni campo istituzionale sia a livello nazionale sia locale sono anch’esse in funzione della volontà espressa da parte di tutti i cittadini. Tali cariche devono rispondere al Popolo sovrano dell’attività svolta nell’espletamento del loro servizio. Il Presidente e tutti i membri del Consiglio dei Ministri devono essere professionisti altamente qualificati e con grande esperienza nel campo cui sono preposti, non devono restare in carica per un lungo periodo né mai trovarsi in alcuna condizione di conflitto d’interessi. Cosa si intende per ottimi professionisti? Significa che sappiano realizzare le esigenze condivise dalla maggioranza della popolazione.

La conquista della democrazia diretta è inevitabile, il mondo non può farne a meno, è nell’evoluzione del suo DNA sociale. Per ogni legge va sempre fatta salva la Sovranità del Popolo. Per la società civile è la “marcia in più”. Chi ha nel cuore la democrazia diretta sa che è la Risposta, di qualsiasi pensiero egli sia. La vera democrazia è una ricchezza per tutti gli Stati che l’attuano.

Rivolgiamo un appello ai cittadini italiani: nulla di quanto viene proposto può diventare legge senza il vostro consenso. Con la sovranità diretta siete voi stessi i protagonisti delle leggi che devono fare il vostro benessere. È quanto affermavano i decemviri, magistrati dell’antica Roma repubblicana, ben 2500 anni fa: “Romani! Nulla di quello che viene proposto può diventare legge senza il vostro consenso, siate voi stessi gli autori delle leggi che devono fare il vostro benessere!”. Questo ha fatto grande Roma.

Invitiamo ciascun politico e partito democratico a spalancare le porte all’autorità del Popolo: la democrazia diretta è il diritto essenziale dei cittadini, che non accetta la discriminazione, che vuole l’unione di Stati democratici capaci di reciproca solidarietà, che vuole la collaborazione degli esseri umani e il miglioramento delle sorti dell’umanità. Questo vale!

Dove c’è più democrazia, c’è più benessere; non è necessario, per crescere, che gli Stati lottino fra loro. La democrazia diretta conviene a tutte le nazioni. Ciò che è impossibile ai cittadini singoli o ad organizzazioni, è possibile con l’istituzione della democrazia diretta dei cittadini.

Attualmente alcuni pochi decidono a modo loro come deve vivere il Popolo impotente. Noi siamo cittadini del mondo, ciascuno nel proprio Stato, togliamo la diversa possibilità, tra noi e alcuni pochi, di decidere, eliminiamo questa ingiustizia. L’autorità che negano al Popolo deve tornare al Popolo in nome della democrazia, dell’uguaglianza, della libertà, della fraternità universale, per fare di questa vita una splendida avventura.

Noi, il Popolo, abbiamo nel profondo del cuore l’amore dell’umanità, abbiamo la forza di creare la felicità sociale, la pace, un mondo nuovo, migliore! È giunto il momento di scoprire questa perla preziosa: noi tutti siamo utili! È necessario renderci indipendenti, generiamo l’unione fra i cittadini, sfidiamo il potere non con la violenza, con cui il potere stesso mostra la sua brutalità e inciviltà, ma con la fermezza che apre i loro occhi. Il potere non può, conferma Gandhi, tenere testa a milioni di esseri umani se questi si rifiutano di collaborare sottomessi.

L’autorità del Popolo, vale a dire il nostro diritto sacrosanto di gestirci, di decidere istituzionalmente e liberamente, in tempi razionali, sulle principali leggi ed esigenze sociali, di verificare l’operato dei rappresentanti o l’assenza di monopoli, è il maggiore evento democratico del nostro secolo. La forza dell’autorità del Popolo è la nostra forza.

Esiste la necessità di modernizzare la politica. Occorrono paladini della democrazia diretta. Facciamo uniti assieme nella diversità questa formidabile rivoluzione nonviolenta, così innovatrice ed efficace che rende moderne e ammirevoli tutte le risoluzioni. È il nostro compito fondamentale. Possiamo, podemos, nous pouvons, we can, Italiani! Cittadini Europei! È ora di farci valere, siamo socialmente maggiorenni ed è grande la nostra conquista per sempre.

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APPENDICE

Il coinvolgimento dei cittadini nella vita e nella realtà del loro Paese è un obiettivo prioritario per il futuro dell’Italia: intraprendiamo un’azione unitaria di pressione al fine d’inserire nella Costituzione il referendum deliberativo senza quorum e l’iniziativa popolare referendaria.

Anche a livello locale è da attuare il decreto legislativo n. 267 del 2000, art. 8, che prevede, nello Statuto dei Comuni (vedere Allegato), la possibilità d’istituire il referendum deliberativo dei cittadini sulle esigenze locali, con effetto esecutivo e senza quorum.

Lo strumento base della democrazia diretta è già stato inventato e sperimentato ed è da inserire in primis. Tale strumento è la votazione popolare di tutti i cittadini su tutte le esigenze della comunità, senza quorum, senza impedimenti burocratici, con effetto immediatamente vincolante e di durata indeterminata, allorché i cittadini stessi ritengano necessario d’intervenire direttamente.

Possiamo distinguere

**** IL REFERENDUM DELIBERATIVO (vale a dire che il risultato del referendum ha sempre immediato effetto esecutivo) per:

a) modificare o abrogare articoli, leggi o norme già esistenti;

b) modificare o annullare leggi o norme ancora in discussione in Parlamento e non condivise dai cittadini;

c) spese dello Stato che superano un determinato importo;

d) modifiche da parte dello Stato della Costituzione;

e) l’approvazione dei Trattati internazionali.

Nota - I referendum dei punti “a” e “b” sono facoltativi, cioè occorre raccogliere preliminarmente un dato numero, non esorbitante, di firme per poterli effettuare, mentre i referendum dei punti “c”, “d” ed “e” sono obbligatori, cioè non occorre la raccolta di firme.

**** L'INIZIATIVA POPOLARE REFERENDARIA (vale a dire che se l’iniziativa non è accolta dal Parlamento, si passa automaticamente al referendum dei cittadini, il cui risultato ha sempre immediato effetto esecutivo) per:

f) inserire articoli, leggi o norme richiesti dai cittadini, che il Parlamento ha respinto o non ha intenzione di votarli (e votare anche un eventuale controprogetto del Parlamento);

g) modificare la Costituzione;

h) revocare un mandato;

i) altro eventuale.

Nota - L’iniziativa popolare è facoltativa, cioè occorre raccogliere preliminarmente un dato numero di firme per poterla presentare; se l’esito parlamentare non è favorevole si va subito al referendum deliberativo. Ovviamente l’effetto esecutivo di ogni votazione popolare è dato dal 50%+1 dei “SÌ” o dei “NO” dei votanti riguardo a ciascun argomento, come da esito referendario.

È bene anche automatizzare le votazioni popolari, poiché, una volta impiantato il sistema di voto informatico in rete, il costo della raccolta di firme elettroniche e della votazione è quasi zero e le operazioni tecniche sono in tempo reale. L’automazione deve dare sufficienti garanzie da brogli, come ad es. in Venezuela e in Estonia e prossimamente in Svizzera; anche l’automazione delle operazioni bancarie può essere preso, mutatis mutandis, come modello informatico per la sicurezza dei dati.

Per analogia, la democrazia diretta (D.D.) può essere paragonata all’invenzione dell’automobile quando si viaggiava con la diligenza a cavalli: i cittadini non devono tanto inventare l’automobile (definire cioè i meccanismi dello strumento della democrazia diretta, che già esistono), e che difficilmente lo saprebbero fare in modo completo dal punto di vista tecnico, quanto devono imparare (istituita la D.D. nella Costituzione) come si usa l’automobile stessa (mediante i referendum), per potere usufruire delle sue prestazioni in ogni caso di necessità o esigenza sociale (gli 8 punti di cui sopra).

Riportiamo per concludere due semplici esperienze che illustrano efficacemente la differenza dei risultati che si ottengono dove è o non è istituita la democrazia diretta.

Tempo fa durante un’assemblea nazionale d’un partito politico, una sindacalista del Sud del Lazio denunciò il fatto che un bosco presente nel suo Comune era stato venduto dal sindaco ad alcuni privati. Sono stati messi in atto scioperi, varie proteste e manifestazioni da parte della popolazione locale, ma non è servito a nulla: il sindaco ha ugualmente venduto il bosco a quei privati, che poi hanno tagliato tutti gli alberi per la solita speculazione edilizia. Sempre tempo fa in Svizzera, dove vige la democrazia diretta, un noto sportivo europeo, campione del mondo, ha acquistato una bella villa. Un parco con molti alberi e fiori, adiacente al suo terreno, appartiene al Comune del luogo. Egli voleva ingrandire la sua tenuta, pertanto si è rivolto al sindaco affinché gli vendesse quell’area verde. Il sindaco gli rispose: “Io potrei anche vendergliela, ma qui abbiamo la democrazia diretta, per cui i cittadini possono decidere diversamente e annullare il contratto; tanto vale sottoporre direttamente la sua richiesta alla votazione popolare”. Due mesi dopo i cittadini del Comune hanno votato e il responso del referendum è stato “NO” alla vendita, quel parco resta aperto al pubblico.

Democrazia è “potere del popolo”; anche del popolo analfabeta di democrazia e di molte conoscenze, questo popolo è la nostra forza! Anche un famoso condannato a morte disse: ”Gli ultimi saranno i primi!”; tutti hanno la “dignità regale” di decidere insieme sulle esigenze comuni. Se non crediamo fermamente nella democrazia diretta e se non si vuole con tutta l’anima l’istituzione della democrazia diretta. non si va da nessuna parte. Con essa il resto si consegue di conseguenza.

Diamo alla nostra Italia un nuovo fattore di progresso. Istituiamo la democrazia diretta, ossia la votazione popolare, che si esplica col referendum deliberativo (punti “a”, “b”, “c”, “d”, “e”) e l’iniziativa popolare referendaria (punti “f”, “g”, “h”); occorre unire tutte le forze per conquistarla, altrimenti … tagliamo gli alberi del bosco … e poi tagliamo la sanità, i servizi, i diritti, il lavoro, la democrazia, gli stipendi, la scuola, la ricerca scientifica, la libertà, la giustizia, il benessere, ecc. per favorire il profitto di alcuni pochi ricchissimi.

Nella confinante Svizzera la democrazia diretta fu introdotta nella Costituzione oltre 120 anni fa sia a livello federale sia a livello locale (Cantoni e Comuni) e i cittadini (ogni anno il popolo vota un centinaio di referendum, federali e/o locali, in media ogni due mesi, per posta, sulle loro scelte sociali, politiche, economiche e territoriali) da allora hanno benessere generalizzato, la disoccupazione più bassa del mondo, stipendi fra i più alti del mondo, basso costo della politica (la D.D. ha stabilito che il Capo del governo duri in carica un anno e dopo non può mai più essere rieletto, i ministri devono avere un’alta competenza nel campo in cui operano e ricevono un onorario prestabilito dal Parlamento e nient’altro, i parlamentari hanno soltanto il gettone di presenza, i giorni in cui sono presenti vengono pagati altrimenti niente; tutti gli eletti hanno un unico diritto: finito il loro mandato possono riprendere il lavoro da essi precedentemente lasciato), imposte al massimo del 12%, servizi sempre efficienti, pace duratura, molti investimenti esteri, l’unità nella diversità linguistica e religiosa, ambiente ecologico fra i più avanzati del pianeta.

La Germania federale nel 1995 si trovava in grosse difficoltà, anche economiche, con 5 milioni di disoccupati, a causa della riunificazione con la Germania ex comunista, che era in una situazione assai precaria. Successivamente la Germania, in seguito alla lotta condotta dai Verdi (che per questo triplicarono i loro voti) con l’appoggio del movimento D.D. tedesco, ha introdotto la democrazia diretta in tutti i 16 Länder e in tutti i suoi Comuni e da allora la Germania, unitamente a uno stipendio minimo di 8 euro all’ora per i lavoratori e al grande impulso dato all’innovazione e ricerca tecno-scientifica, ha registrato la migliore ripresa economica dell’Unione Europea e, da un paio di anni, è al primo posto nel mondo per l’esportazione di prodotti, superando gli USA e la Cina. Attualmente i Verdi e il movimento D.D. tedeschi sono molto impegnati per l’istituzione della democrazia diretta a livello nazionale.

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ALLEGATO

Proposta d'inserire la democrazia diretta nello Statuto di ogni Comune. (Estratto del) Decreto Legislativo 18 agosto 2000, n. 267: "Testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali", pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 227 del 28.09.2000, Supplemento Ordinario n. 162.

ARTICOLO 2 - AMBITO DI APPLICAZIONE

1. Ai fini del presente testo unico si intendono per enti locali i comuni, le province, le città metropolitane, le comunita' montane, le comunità isolane e le unioni di comuni.

ARTICOLO 6 - STATUTI COMUNALI E PROVINCIALI

1. I comuni e le province adottano il proprio statuto.

2. Lo statuto, nell'ambito dei principi fissati dal presente testo unico, stabilisce le norme fondamentali dell'organizzazione dell'ente e, in particolare, specifica le attribuzioni degli organi e le forme di garanzia e di partecipatone delle minoranze, i modi di esercizio della rappresentanza legale dell'ente, anche in giudizio. Lo Statuto stabilisce, altresì, i criteri generali in materia di organizzazione dell'ente, le forme di collaborazione fra comuni e province, della partecipatone popolare, del decentramento, dell'accesso dei cittadini, alle informazioni e ai procedimenti amministrativi, lo stemma e il gonfalone e quanto ulteriormente previsto dal presente testo unico.

3. Gli statuti comunali e provinciali stabiliscono norme per assicurare condizioni di pari opportunita' tra uomo e donna ai sensi della legge 10 aprile 1991, n. 125, e per promuovere la presenza di entrambi i sessi nelle giunte e negli organi collegiali del comune e della provincia, nonché degli enti, aziende ed istituzioni da essi dipendenti.

4. Gli statuti sono deliberati dai rispettivi consigli con il voto favorevole dei due terzi dei consiglieri assegnati. Qualora tale maggioranza non venga raggiunta, la votazione e' ripetuta in successive sedute da tenersi entro trenta giorni e lo statuto e' approvato se ottiene per due volte il voto favorevole della maggioranza assoluta dei consiglieri assegnati. Le disposizioni di cui al presente comma si applicano anche alle modifiche statutarie.

5. Dopo l'espletamento, del controllo da parte del competente. organo regionale, lo statuto e' pubblicato nel bollettino ufficiale della regione, affisso all'albo pretorio dell'ente per trenta giorni consecutivi ed inviato al Ministero dell'interno per essere inserito nella raccolta ufficiale degli statuti . Lo statuto entra in vigore decorsi trenta giorni dalla sua affissione all'albo pretorio dell'ente.

6. L'ufficio del Ministero dell'Interno, istituito per la raccolta e la conservazione degli statuti comunali e provinciali, cura anche adeguate forme di pubblicità degli statuti stessi.

ARTICOLO 7 - REGOLAMENTI

1. Nel rispetto dei principi fissati dalla legge e dello statuto, il comune e la provincia adottano regolamenti nelle materie di propria competenza ed in particolare per l'organizzazione e il funzionamento delle istituzioni e degli organismi di partecipazione, per il funzionamento degli organi e degli uffici e per l'esercizio delle funzioni.

ARTICOLO 8 - PARTECIPAZIONE POPOLARE

1. I comuni, anche su base di quartiere o di frazione, valorizzano le libere forme associative e promuovono organismi di partecipazione popolare all'amministrazione locale. I rapporti di tali forme associative sono disciplinati dallo statuto.

2. Nel procedimento relativo, all'adozione di atti che incidono su situazioni giuridiche soggettive devono essere previste forme di partecipazione degli interessati secondo le modalità stabilite dallo statuto, nell'osservanza dei principi stabiliti dalla legge 7 agosto 1990, n. 241.

3. Nello statuto devono essere previste forme di consultazione della popolazione nonché procedure per l'ammissione di istanze, petizioni e proposte di cittadini singoli o associati dirette a promuovere interventi per la migliore tutela di interessi collettivi e devono essere, altresì, determinate le garanzie per il loro tempestivo esame. Possono essere, altresì, previsti referendum anche su richiesta di un adeguato numero di cittadini.

4. Le consultazioni e i referendum di cui al presente articolo devono riguardare materie di esclusiva competenza locale e non possono avere luogo in coincidenza con operazioni elettorali provinciali, comunali e circoscrizionali (questo punto non è economico né pratico, il Parlamento dovrebbe togliere “e non possono avere luogo in coincidenza con operazioni elettorali …” e sostituirlo con “e possono avere luogo anche in coincidenza con operazioni elettorali …”. - ndr).

5. Lo statuto, ispirandosi ai principi di cui alla legge 8 marzo 1994, n. 203, e al decreto legislativo 25 luglio 1999, n. 286, promuove forme di partecipazione alla vita pubblica locale dei cittadini dell'Unione europea e degli stranieri regolarmente soggiornanti.

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