RIFLESSIONI DD - LA SITUAZIONE FINANZIARIA

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La Banca centrale di uno Stato o Federazione a volte è una società privata per azioni, come è il caso della BCE (e della FED): essa può stampare gratis miliardi di euro in moneta contante senza pagare alcun interesse per l’uso che poi ne fa, mentre gli Stati membri, per avere quella moneta, devono emettere titoli pagandone gli interessi. La Banca compra miliardi di obbligazioni in euro che fruttano l’interesse ai banchieri azionisti e può ricomprare le obbligazioni dal pubblico semplicemente stampando altro denaro. Gli emittenti possono così creare inflazione e depressioni manipolando la quantità di valuta in circolazione.
Ma, affinché l’economia prosperi, deve essere il Parlamento a controllare l’uso e l’ammontare dell’emissione di moneta, esente da debito e interessi, e a farla circolare nel sistema economico come mezzo di scambio; altrimenti senza controllo pubblico s’arricchisce una parte e si rovinano banche e nazioni.
Allo stato attuale la Banca d’Italia non può neppure emettere moneta. Il problema non è tanto che l’Italia adotti l’euro o la lira, ma che la Banca centrale europea sia amministrata col concorso e sotto la sorveglianza del Parlamento UE, in modo che questo regoli la circolazione del denaro, facilitando le operazioni di pagamento e svolgendo, nei limiti della legislazione della UE, una politica di credito e monetaria efficace per lo sviluppo della Comunità. Da qui risulta estremamente necessario che cresca il sistema democratico (ora fatiscente) della UE. Nel frattempo, data la crisi odierna, si può studiare la convenienza o meno dell’emissione di una moneta parallela locale, senza debiti e interessi, controllata dal singolo Stato.
Ricapitolando, il diritto d’emissione dell’euro deve spettare all’Unione Europea tramite la Banca Centrale, la quale però va posta direttamente sotto l’amministrazione UE. L’utile netto - detratti i dividendi e l’assegnazione al fondo di riserva - potrebbe spettare, in via indicativa, per il 30% alla UE e per il 70% ai singoli Stati. •Tale esercizio può essere delegato a una Banca centrale per azioni, soltanto se il voto del Popolo ne dà previa approvazione, con diritto di revoca, e comunque sempre amministrata col concorso e sotto la sorveglianza del Parlamento UE, che deve votare sull’ammontare dell’emissione di moneta e sul suo uso.
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Per quanto riguarda l’enorme debito nostrano, questo non si risolve facendo ulteriori debiti o con l’austerità pesante: alla fine crolla tutto e lo Stato va in rovina, assieme a milioni di Italiani.
Difatti gravando indiscriminatamente tutti i cittadini di ulteriori tasse o di prelievi generici, milioni di persone del ceto medio-basso dovranno acquistare di meno milioni di beni di consumo, le aziende venderanno altrettanto di meno, calando gli utili, e molte imprese chiuderanno o falliranno, incrementando il numero dei licenziati, che a loro volta acquisteranno di meno, e così via, istaurando un processo vizioso sempre più negativo di regressione economica. Chi ha orecchi per intendere, intenda.
Probabilmente prima o poi l’Italia non ce la farà più a pagare gli interessi del suo oneroso debito pubblico, e dovrà ristrutturarlo e/o rinegoziarlo.

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