RIFLESSIONI DD - Principi programmatici per una democrazia al passo coi tempi

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PRINCIPI PROGRAMMATICI DI UN PARTITO, MOVIMENTO O SINDACATO CHE VUOL ESSERE POLO D'ATTRAZIONE DEMOCRATICA AL PASSO COI TEMPI.
La decisione diretta del popolo e dei lavoratori tutti, con effetto esecutivo, è una scelta imprescindibile se vogliamo costruire un’Italia (e un’Europa) libera, unita, a benessere generalizzato. Non c’è altra via di uscita, perché altrimenti i politici “giusti” da soli non hanno la forza per far fronte ai grandi gruppi organizzati e gli Stati europei possono diventare feudi economico/finanziari di potenze e grandi lobby internazionali.
LA RICCHEZZA D’UNA NAZIONE SONO I SUOI CITTADINI. Quando in uno Stato è presente una grave crisi economico/finanziaria, con milioni di cittadini, lavoratori e pensionati, sottopagati o disoccupati, il fattore di crescita sono quei cittadini stessi. La soluzione l’ha data il presidente Roosevelt, risolvendo la grande crisi USA del 1929: egli quasi raddoppiò gli stipendi bassi dei lavoratori e le pensioni minime, ed intervenne in sostegno degli agricoltori e dei prezzi agricoli. Inoltre Roosevelt emanò leggi per dare più diritti sindacali e più diritti democratici e sociali ai cittadini, stabilì un salario minimo garantito, impose strettissimi controlli governativi al sistema bancario/finanziario, iniziò nuove opere pubbliche per favorire l’occupazione, promosse in particolare la ricerca e l’innovazione tecno-scientifica.
In tal modo milioni di cittadini, avendo raddoppiato le entrate, poterono acquistare milioni di prodotti in più, così le imprese poterono vendere milioni di prodotti in più, raddoppiando la produzione, che a sua volta portò ad un incremento sostanziale dell’occupazione, tanto che gli ex-disoccupati ebbero modo d’acquistare significativamente ulteriori prodotti, e così di seguito. Gli USA, cioè, istaurarono un circuito virtuoso di crescita, che li fece diventare la nazione più ricca del mondo.
Dove trovò Roosevelt i soldi per attuare questo? Aumentando la progressività delle imposte fino ad un tasso di oltre il 90% per le classi più agiate. È il segreto della crescita.
In Italia occorrono anche una riduzione drastica del costo della politica, interventi a favore delle piccole-medie imprese, una forte spinta verso l’innovazione tecnico-scientifica. Dove trovare i soldi per realizzare quanto detto? Secondo le statistiche in Italia, nel corso degli ultimi anni, il 10% della popolazione possiede il 50% della ricchezza nazionale, ed il 90% possiede l’altra metà. Le leggi emanate da Roosevelt mettono chiaramente in evidenza qual è la soluzione più valida.
Risparmi ulteriori sono altresì offerti riducendo al minimo sia l’ordinativo dei discutibili F35 sia i miliardi annui versati al V a t i c a n o (non siamo mica una sua colonia), e non costruendo l’inutile TAV per le merci, mentre debbono invece essere saldati i debiti pubblici verso le aziende.
Oggi, con la rivoluzione Internet e la moltitudine sempre più numerosa dei giovani sul web, è imprescindibile istituire la democrazia diretta del popolo sia a livello nazionale sia a livello locale sia nelle aziende, cosicché i cittadini e i lavoratori possano controllare, sempre in modo vincolante, l’operato degli amministratori e intervenire sulle leggi se questi ultimi non operano per il bene comune.
È il segno dei tempi: "democrazia", etimologicamente, significa “potere del popolo”. È uguaglianza, è libertà, è perno di unità. LA DEMOCRAZIA SIAMO NOI TUTTI. •Ma come possiamo esplicarla?
È possibile solamente con una legge che istituisce I DUE DIRITTI fondamentali della votazione popolare, vale a dire il referendum deliberativo e l’iniziativa popolare di TUTTI i cittadini e lavoratori, senza quorum, senza intralci burocratici o condizioni vessatorie o ricattatorie, senza scadenze, con effetto immediatamente esecutivo - come in Svizzera - del voto espresso dagli Italiani. Sono la madre di tutti i diritti, sono il motore del cambiamento e della crescita, senza questo motore non andiamo da nessuna parte.
Mediante questi due diritti noi cittadini abbiamo la possibilità di votare in maniera vincolante leggi nuove, che il governo o il parlamento non sono intenzionati a fare, e possiamo correggere o precedere leggi già votate o da votare. Con questi due diritti lo Stato ha “la marcia in più”, giacché tutto funziona molto meglio - come è dimostrato negli Stati dove c’è la democrazia diretta - perché costringe i governanti a servire il bene comune e a non appoggiare interessi personali, sapendo di non poter fare favoritismi o errori, avendo il popolo potere concreto di veto e di delibera.
Ma i due diritti suddetti non sono ancora concessi al popolo italiano: vi pare giusto?
Facendo di ciò la priorità del programma di un partito, di un movimento o di un sindacato, questo aumenterà i suoi aderenti ed il loro sostegno in maniera esponenziale, come è accaduto ai Verdi in Germania, al Mov5S in Italia, ecc., poiché i cittadini comprendono che sono loro i compartecipi alle decisioni sulle esigenze della comunità, non essendo sempre affidabili (l’esperienza lo insegna) svariati delegati.
È bene anche che siano automatizzate le votazioni popolari, poiché, una volta impiantato il sistema informatico in rete, come ad es. in Venezuela, in Estonia e prossimamente nella Confederazione, il costo della votazione e della raccolta firme è praticamente nullo e le operazioni tecniche sono in tempo reale.
A livello locale in Italia è da attuare subito la legge 267 del 2000, art. 8, che prevede, nello statuto dei Comuni, la possibilità d’istituire il referendum deliberativo dei cittadini (senza quorum) con effetto esecutivo.
I problemi sociali non possono essere risolti con lo stesso livello mentale che li ha prodotti. E non basta avere qualche buona intenzione: un’organizzazione sociopolitica deve mettere nel suo programma la conquista dei due diritti di cui sopra se vuole il vero e valido cambiamento.

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