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lunedì 17 ottobre 2011 Verbale Assemblea 15 Ottobre 2011

All’arrivo della testa del corteo, dopo la batukada, ci sediamo a terra per dare il via all’assemblea. L’atmosfera è un po’ tesa: abbiamo saputo degli scontri, restiamo in silenzio per protesta e viene interrotta la batukada. Lasciamo intervenire un operaio della Fiat per poi continuare con la nostra protesta silenziosa, ma non ci è possibile a causa delle violente cariche a cui assistiamo. Dopo essere sfuggiti alla guerriglia di Piazza San Giovanni, troviamo riparo a Piazza Santa Croce, sul sagrato della chiesa, dove, con il permesso del parroco, diamo il via a un’assemblea improvvisata. Non abbiamo un vero e proprio ODG, ma, su proposta di Eracle, discutiamo di ciò che vogliamo costruire partendo dal fallimento dell’assemblea prevista per sabato pomeriggio. Constatiamo con entusiasmo che ci sono tante persone nuove con noi, impaurite e allo stesso tempo speranzose.

Antonio apre l’assemblea proponendo di evitare di non mescolarci ad altre realtà nelle grandi occasioni, per evitare queste situazioni di violenza. Parte una discussione sui fatti di San Giovanni, alcuni propongono di denunciare gli autori materiali delle violenze, filmandoli e fotografandoli. Scopriamo che l’unica città al mondo in cui la manifestazione non si è svolta pacificamente è Roma, e Flora interviene dicendo che l’umanità tutta si sta ritrovando pacificamente e che è ora che anche l’Italia si adegui. Secondo alcuni non dovremmo essere esclusivi con i violenti, dato che il nostro è un movimento di inclusione. Anche il violento che partecipa all’assemblea deve avere la possibilità di esprimere il suo punto di vista. Rosario invita tutti a un momento di riflessione e di autocritica: quello che stiamo facendo è pura bellezza, un’assemblea nel pieno di una guerriglia cittadina. La violenza non è il cammino ma non dobbiamo prendercela con i violenti che non si sono ancora svegliati. Abbiamo scelto una piazza in cui sapevamo che sarebbero arrivati i violenti: anche noi dobbiamo svegliarci e creare l’alternativa, dobbiamo essere un faro di pace e tranquillità per illuminare, aiutare e svegliare. Intervengono Valentina e Marta per raccontare della loro reazione violenta verbalmente nei confronti dei violenti, ammettendo di avere ancora tanto da imparare a partire da noi stessi. Chiara riporta il suo stato d’animo: sconforto in piazza dove però per la prima volta si è vista tanta gente con le mani alzate gridare “NO ALLA VIOLENZA”. Le violenze di sabato rappresentano un incidente di percorso che rafforzerà la nostra posizione . La gente vuole unirsi e dobbiamo creare la nostra informazione, dissociandoci dalle violenze e rilanciando il modello assembleare. Non dobbiamo restare in silenzio ma imparare ed andare avanti, facendo crescere le assemblee di quartiere. Nel frattempo tramite twitter abbiamo comunicato a Madrid della nostra assemblea improvvisata, e dalla Spagna stanno diffondendo la notizia nel mondo. Daniele ribadisce che avremmo dovuto rinunciare a San Giovanni in quest’occasione, perché dobbiamo garantirci sicurezza per esprimerci secondo le nostre modalità. I nostri punti fermi non devono mai venir meno. Si propone anche di abbandonare il nome “Indignati”, ormai troppo abusato,magari preferendo “15M”. Una ragazza ricorda che in Italia esistono tanti movimenti non violenti e che bisognerebbe creare una rete pacifica non violenta. Alcuni fanno riferimento a Genova, altri sostengono che chi manifesta con noi dovrebbe attenersi alle nostre regole e che dovremmo conoscerli in modo da evitare questi problemi. Debora si unisce a chi difende ciò che considera giusto: l’ha inorgoglita la presenza dei disabili in corteo, e sottolinea che preferisce la presenza di una bandiera riconoscibile al manifestante nascosto da una sciarpa, e che una manifestazione non dovrebbe partire fino all’allontanamento completo dei violenti. Qualcuno sottolinea che c’era la volontà di sabotare la manifestazione, e che ci sono persone violente e senza rispetto tra i responsabili, che non si può parlare di strategia governativa. Claudio ci ricorda come in Spagna siano scese in piazza due milioni di persone in modo totalmente pacifico. E’ importante che le immagini raccontino quello che è successo: siamo il germoglio da cui nasceranno fiori e speranze che ci faranno uscire dalla preistoria e vivere nell’amore universale. Per Sergio quello che è successo a San Giovanni non era prevedibile ma era giusto stare lì. Essere a Santa Croce a fare assemblea è come una nascita e la differenza con il ’77 è la possibilità di riunirsi come stiamo facendo. Gli “infiltrati” erano numerosi, molto organizzati e giovani. Quello che è successo ci ha permesso di differenziarci e di fare una cosa bella come quest’assemblea. Veniamo a sapere che giornalisti francesi e olandesi hanno ripreso e fotografato tutto. In Belgio e in Spagna erano preoccupati per quanto stava succedendo. La polizia ha capito che siamo pacifici e ha impedito ai violenti di venire verso di noi a Santa Croce come invece è successo a San Giovanni. Qualcuno denuncia che alcune realtà come Sinistra Critica e Rifondazione si erano avvicinate e poi sono sparite: hanno fiutato l’”affare “ 15O e sono passati come gli organizzatori: sono stati arroganti e irrispettosi. Alessandro sottolinea come gli scontri siano stati cercati fin dall’inizio: il corteo andava interrotto in presenza di violenti. Daniele ci informa che nel frattempo San Giovanni è stata ripresa dai manifestanti pacifici e Flora sostiene che dovremmo cercare notizie sui feriti,di qualunque schieramento. Manuele è arrivato dal Nordest sperando di vivere una giornata di festa, come è stata all’inizio. Vedere però gruppi scortati dalla polizia arrivare a Termini dimostra che le forze dell’ordine sapessero che c’erano gruppi con uno spirito diverso: non c’è stata abbastanza attenzione. Proposta di riprendere San Giovanni da cui è partito questo momento di dialogo e confronto: lo spirito che ci porta qui è diverso, dobbiamo animare il desiderio di cambiamento pensando al futuro. Per Antonio dobbiamo abbandonare il livello mediatico, che rappresenta modalità vecchie, mentre noi dobbiamo cercarne di nuove in modo da sorprenderli. Non abbiamo mai parlato di manifestazioni ma di mobilitazioni: sono stati i partiti a renderla una manifestazione. Veronica chiede di non lasciarci strumentalizzare. Renzo ci saluta ringraziandoci e dicendo che spargerà la voce perché questo è un inizio e abbiamo delle responsabilità in più. Giada ricorda come i manifestanti pacifici abbiano allontanato i violenti e propone azioni che spaventano il potere, ad esempio boicottaggi economici. Antonio ricorda la proposta della creazione di una commissione Strategia e Formazione (fatta a luglio a Roma) per approfondire tecniche non violente basate sulla creatività. Claudio esorta a non lasciarci fermare o intimorire e Christian ribadisce di fare attenzione a non cadere nella trappola dei violenti perché sono altre le cose che ci interessano.

L’assemblea si conclude lanciando due appuntamenti per il giorno dopo: un’assemblea mattutina alle 11 e una pomeridiana alle 16 a Santa Croce, dove alcune persone hanno deciso di trascorrere la notte.

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