Continua la splendida iniziativa per più democrazia a Vicenza

Ritratto di pino
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Continua la splendida iniziativa per più democrazia a Vicenza

I cittadini di Vicenza potranno votare per dire il loro parere sull'introduzione del referendum propositivo-deliberativo nel loro statuto comunale. L'ottima iniziativa dell'associazione “Più democrazia” di Vicenza dopo avere raggiunto e superato con successo il previsto limite di 3000 firme raccogliendone 5417, ha adesso come prossima scadenza la data del 10 settembre 2006. In quella data, infatti, si terrà la consultazione popolare che dovrà esprimere la volontà dei cittadini di Vicenza di dotarsi di un forte strumento di democrazia diretta per poter decidere direttamente su un'ampia (anche se non esaustiva) serie di ambiti.

La strada dell'introduzione negli statuti degli enti locali del referendum deliberativo è giusta. Per noi però è solo propedeutica all'introduzione del referendum deliberativo nella Costituzione Italiana, sanando l'anomala condizione per cui i cittadini italiani possono solo abrogare le proprie leggi (o parti di esse) e non deciderne di nuove.

L'esigenza di avere strumenti di tipo propositivo-deliberativo è stata dimostrata più volte negli ultimi referendum. Essi spesso erano incomprensibili proprio perché per surrogare l'impossibilità di proporre testi organici ex novo, si è usato richiedere lunghe serie di cancellazioni parziali (di parti di leggi, spesso di singole parole, a volte di parti di singole parole) del vecchio testo per trasformarlo in una legge con orientamento nuovo o opposto.

Questa norma a noi appare rasentare il paradosso giuridico. Se si intendeva conservare al parlamento il potere deliberativo, allora consentendo la cancellazione parziale si sta di fatto dando il potere di deliberare, senza volerlo dare. Si pensi per esempio a “Non ammazzare”. Se consento solo la cancellazione totale allora io (padre legislatore) ho il controllo della iniziativa di legge, ma se consento la cancellazione parziale basta cancellare la parola “Non” e la sillaba finale “re” per ottenere il comandamento “ammazza” opposto all'originale .

Probabilmente questa norma è figlia dei tempi, dello specifico contesto storico nel quale la costituzione italiana è nata. Da una parte i comunisti dove l'idea leninista della dittatura del proletariato o almeno della funzione “guida” del partito erano radicate. D'altra la tradizione cattolica e culturale del buon pastore, o dio padre, e del pater familiae di cui il partito popolare incarnava lo spirito. Nonché di un certo generale modo di pensare ai cittadini come popolo che va “amorosamente” guidato e curato, per non dire di cui avere timore.

Ma a ben vedere è proprio scomparso questo modo di pensare ai cittadini?

Se si guarda alla rapidità con cui lo stesso consiglio comunale, dopo avere dovuto ammettere il quesito del referendum, è corso subito “ai ripari” riducendo ulteriormente i margini di realizzabilità dei referendum deliberativi, si capisce che non sarà una battaglia semplice questa. Ma lo sapevamo bene, già da tempo.

Piuttosto vediamo in questo la conferma che sebbene questa battaglia per il referendum deliberativo, sia una battaglia sacrosanta che appoggiamo ovunque si vorrà sostenere, finché il potere politico dentro le istituzioni sarà nelle mani di rappresentanti dei partiti invece che dei cittadini, difficilmente i cittadini potranno partecipare della mensa della democrazia vera, che è potere di proporre e decidere. Per questo sosteniamo l'idea delle liste partecipate.

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