Perchè abolire il quorum nei referendum

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da VERADEMOCRAZIA.IT Ci sono decine di ragioni etiche, filosofiche e pratiche per abolire il quorum nei referendum. Qui tento di riassumerne alcune.
  1. non c’è il quorum in nessun paese dove il referendum e l’iniziativa funzionano davvero come ad esempio in Svizzera, a livello dei singoli stati degli USA (California, Oregon etc)
  2. non c’è quorum di partecipazione neppure in Irlanda, Spagna, Regno Unito, Francia
  3. c’è il quorum più basso del 50% in alcuni paesi: del 40% in Danimarca e del 25% in Ungheria
  4. tutti i paesi dove il referendum pur previsto, non è applicato frequentemente o completamente, prevedono il quorum.
  5. le elezioni amministrative, comunali, provinciali e regionali in Italia non prevedono nessun quorum di partecipazione
  6. In molti paesi del mondo la percentuale media degli elettori che si recano alle urne è vicina o al di sotto del 50% degli aventi diritto, come ad esempio negli USA. Nelle elezioni presidenziali del 1996 vinse Clinton, ma la percentuali dei votanti fu del 49% degli aventi diritto. Nessuno si sognò di mettere in dubbio la sua legittimità democratica solo perché meno della metà degli aventi diritto si recò alle urne a votare.
  7. il referendum confermativo su una legge di modifica costituzionale sul federalismo (previsto automaticamente per le riforme costituzionali) effettuato nel 8 ottobre 2001 dopo che la maggioranza di centro sinistra aveva introdotto delle modifiche costituzionali, non aveva obbligo di superare il quorum ed ha avuto una percentuale di elettori votanti del 34% sugli iscritti a votare nella media nazionale (di cui 64,2 % per il si, ossia il 21,8 % degli aventi diritto al voto totali ha detto sì e il referendum è passato). Esistono referendum di serie A (quelli costituzionali, determinati dai partiti politici) senza obblighi di quorum e quelli di serie B (quelli chiesti dai cittadini con faticose raccolte di firme) con maggiori obblighi?
  8. il quorum a livello locale non è previsto in nessuna legge nazionale che regola gli enti autonomi, neanche nel Testo Unico delle Leggi sull’Ordinamento degli Enti Pubblici – Decreto Legislativo 18 Agosto 2000, n. 267. Si parla di referendum, ma non si fissano quorum. alcuni comuni, come Ferrara prevedono nel loro statuto il quorum per i referendum del 40 %, ulteriore prova del fatto che sono i consiglieri a decidere sulla percentuale del quorum. E’ una loro stretta scelta politica, non un’imposizione dettata da qualche legge nazionale.
  9. Dato il tasso di astensione dal voto che è in continua crescita è verosimile che in futuro (come è già stato nel recente passato) sia impossibile o molto difficile raggiungere il quorum. Quindi il referendum diverrebbe uno strumento inutile.
  10. La democrazia si nutre di scelte non di astensioni. La presenza del quorum scoraggia la partecipazione e preclude la possibilità dell’astensione vera e propria. Dove non esiste il quorum, chi è contro la proposta contenuta nel referendum, partecipa per votare no. In Italia, almeno da quanto appare negli ultimi anni, chi desidera votare no, semplicemente evita di andare a votare e quindi somma il proprio voto negativo a tutte le astensioni, facendo vincere scorrettamente la propria scelta. Infatti spesso vince il partito del no, anche se in minoranza nel paese. Faccio un esempio concreto. Supponiamo che il 30% dei cittadini non abbia voglia di votare come nelle ultime elezioni (media ultime elezioni molto vicina al 70 %), il 21% desideri votare no e il 49% desideri votare sì. Se il 21% che desidera votare no, in realtà non va a votare, sollecitato da politici senza scrupoli (esempio ben noto di Craxi che invitò i cittadini ad andare al mare, ripreso da Bossi in almeno un referendum) o per mancanza di informazioni sull’argomento nei media nazionali, o perché tutti i partiti sono ostili e si coalizzano nel mantenere silenzio sull’argomento, il referendum non raggiunge il quorum (30% non votanti più 21% che avrebbero votato no ma che hanno preferito disertare le urne raggiungono il 51%) e la maggioranza degli italiani che volevano votare per il sì (49%) si ritrovano defraudati del loro voto. Così viene penalizzato chi partecipa e premiato chi non partecipa. Infatti chi non è andato a votare poteva desiderare che vincesse il no, oppure semplicemente aveva mancanza di interesse, non era comodo, era incompetente o indeciso oppure ancora era fuori città di residenza.
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