Verso l'Assemblea Generale dei Democratici Diretti.

Ritratto di pino
0
0
di Pino Strano Da dove veniamo? Dove andiamo? Che facciamo domani? Che ora è? Hai messo la maglietta di lana?... Mille domande affollano la mente di molti democratici diretti italiani in questo momento storico.    Il movimento dd complessivo in questi due anni è oggettivamente cresciuto. Si sta, lentamente ma inesorabilmente, diffondendo il concetto della democrazia diretta come unica metodica capace di ridare senso all’espressione “sovranità del popolo”, sempre più resa vuota dal sistema rappresentativo, i cui limiti sono chiaramente evidenziati dalla interpretazione berlusconiana di questo sistema. Le “opposizioni” (di centro, di centro-sinistra, di sinistra-centro e di sinistra-sinistra e direi anche di destra-destra), annaspano senza bussola, perché in realtà non sono capaci di (o non hanno il disinteresse sufficiente a) comprendere che il cuore del problema sta nella perdita di quel senso. E non cogliendolo si sono rese (e non smettono di rendersi) di fatto complici del processo di desautorazione dei cittadini dal controllo del governo della cosa pubblica. Gli esempi sono innumerevoli e continui. Dall’opposizione talvolta balbettano, ma quando al governo non fanno nulla di diverso. Gli esempi più clamorosi sono: Il conflitto di interessi perennemente irrisolto. Il mantenimento della cancellazione del diritto di scelta dei candidati. Il permanere, anzi l’ampliamento delle soglie di sbarramento che impediscono a nuove idee e forze di esistere e svilupparsi. La creazione di partiti di serie A (già presenti in parlamento) che non devono raccogliere il consenso dei cittadini con le firme per presentarsi alle elezioni e partiti di serie B che invece devono. Progettano di innalzare il numero di firme per la presentazione di referendum. Ovunque governano, invece di stimolare la partecipazione dei cittadini, ne hanno paura. Tutto ciò non è solo un problema per la democrazia. Che già sarebbe più che abbastanza. Ma è un problema gravissimo anche per l’economia. Ridurre la capacità di incidere dei cittadini sul governo della cosa pubblica non solo ha ridotto i margini di libertà politica e culturale, di giustizia di equità. Ma ha approfondito la già pre-esistenete crisi del sistema italia nel contesto della crisi globale. Sta rendendo l'Italia definitivamente incapace di quei cambiamenti, più che mai necessari, di fronte alle sfide della globalizzazione. Infatti, inevitabilmente, insieme alla libertà culturale si riduce la capacità di innovazione. Insieme alla equità sociale si riducono le capacità di recuperare risorse per la ricerca e lo sviluppo senza intaccare eccessivamente il potere di acquisto della maggioranza dei cittadini e quindi si riduce il mercato nel suo complesso. Insieme alla giustizia, con le regole incerte che valgono per pochi e a difesa di pochi, si riduce la concorrenza. Insieme alla libertà politica si riduce la libertà imprenditoriale legandola alle volontà di un numero ridotto di poliarchie. Si può essere a favore o contro il libero mercato, ma la politica berlusconiana è contro il mercato. Che per essere libero e sano ha bisogno di regole. Ma regole certe ed eque, che possono essere realmente tali solo quando sono espressione veritiera della volontà del popolo. In definitiva, invece, si rende inerte il patrimonio di fantasia e creatività fondamentale per ogni paese, e particolarmente per un paese come l’Italia. Occore quindi un recupero di sovranità che rimetta nelle mani del popolo anche il controllo dei meccanismi di base dell'economia, quindi, anche la proprietà della moneta. Strumento fondamentale per lo sviluppo di una comunità. L’attuale sistema che lascia ai privati il controllo della emissione di moneta (signoraggio) non libera affatto il mercato, non stimola affatto il libero sviluppo. Al contrario. Lo rende schiavo di pochi che, grazie alla crisi, rastrellano e concentrano ancor più potere economico. Noi siamo gli unici, che vogliamo il libero sviluppo dell’economia. Perchè lo vogliamo per tutti. E vogliamo che questa libertà sia sotto il reale controllo di tutti. L’occasione “canonica” dell'Assemblea Generale prossima ventura, prevista dal nostro statuto, è in realtà per noi solo una motivazione in più per incontrarci e invitare tutti coloro i quali fanno riferimento alle idee della democrazia diretta a confrontarsi con noi. Abbiamo enormi sfide da affrontare. E una grande responsabilità. Tutti i democratici diretti. Proponiamo a tutti i democratici di incontrarsi con noi, Il 25 e 26 aprile, a Ostia, per riflettere e confrontarsi sullo stato del movimento dd in Italia. Vogliamo provare a trovare risposte a domande come: - su quali iniziative dobbiamo puntare per diffondere e affermare la democrazia diretta? - è possibile pensare a una federazione (fusione forte) dei gruppi che si riferiscono alla democrazia diretta e che si battono affinchè il popolo recuperi la propria sovranità? a quali condizioni? - alternativamente può il movimento trovare almeno forme di coordinamento stabile (fusione debole) attorno anche a pochi obiettivi comuni? Insieme a queste domande poi, noi, membri dei DD, dobbiamo anche fare un bilancio di ciò che abbiamo fatto, e una riflessione sulla nostra forma organizzativa. Su ciò che ha funzionato e su ciò che non ha funzionato, e, anche alla luce dell’auspicabile confronto con i non membri, valutare come proseguire e, addirittura, se proseguire, con l’esperienza e l’organizazzione dei DD. Le regole del gioco saranno le stesse, della massima paritaria facoltà di partecipazione, sia per chi è iscritto ai DD sia per chi non lo è. Solo per quanto riguarda la votazione degli “incarichi” della Organizzazione DD, queste saranno riservate ai soli iscritti DD. Queste saranno “confinate” quasi ai margini della Assemblea, insieme a tutti gli argomenti specifici dell’Organizzazione su cui comunque tutti (anche non iscritti) avranno uguale diritto di parola e di proposta. Share this